giovedì 27 aprile 2017

Recensione: LOOKING FOR AN ANSWER "Dios Carne"
2017 - Willowtip Records | FOAD Records




"Eterno Treblinka" (2011), il terzo full-length dei madrileni LOOKING FOR AN ANSWER, aveva ulteriormente consolidato la loro crudele aggressività nella scena death metal/grindcore europea, e a distanza di 6 anni questa mattanza viene esasperata per mezzo del nuovo arrivato "Dios Carne". Se c'è una critica che si può avanzare alla formazione spagnola, è quella di risultare un po' piatta nella sua integrità, ma le personalità inquiete dei musicisti non hanno rinnegano le proprie origini tormentate. Tutto nella vita è questione di scelte. Così facendo il sound greve dei Looking for an Answer ha un impatto "primitivo". Colpisce soprattutto la capacità di convogliare nelle tracce le peggiori nefandezze, grazie all'apporto di un cantato gutturale realmente vissuto. Per chiunque abbia voglia di odio grondante.

Contatti: 

lookingforananswer.bandcamp.com/dios-carne 
facebook.com/pg/LookingForAnAnswer

TRACKLIST: Deflagración, La carne del Leviatán, Sol negro, Utopía de sangre, Apoteosis, Redención, Invierno eterno, Rito de autofagia, Autofagia, Némesis, Demiurgo, Mártir matarife, Muerte lenta, Liberación


lunedì 24 aprile 2017

Recensione: VAI- TE FODER "Poço"
2017 - Helldprod Records | Murder Records | VTF Productions




Dalla copertina di questo disco si capisce che i portoghesi VAI- TE FODER sono l'ennesima band un po' hardcore un po' grindcore che ha l'esigenza di sputarci in faccia una serie di problematiche legate al sociale. E non potrebbe andare diversamente viste le scelte stilistiche intraprese. Come dargli torto (o non dargli ragione)? Non ci troviamo di fronte a nulla di nuovo, ma il materiale audio racchiuso in 'Poço' spinge a mettere in moto un headbanging furibondo. Una carrellata di canzoni che ripercorrono le esperienze "vissute" dalle formazioni dei mai dimenticati anni '80/'90, quindi piaceranno a quanti continuano ad attenersi alla lezione impartita dalla vecchia scuola. In chiusura la cavalcata di 'The Hammer', cover dei Motörhead. Con 'Poço' potrete farvi un'idea di quello che i Vai- Te Foder hanno prodotto fino ad oggi. Avere tanta energia in corpo è fondamentale per ottenere un risultato quantomeno soddisfacente. Prendere o lasciare.

Contatti:

vaitefodercrust.bandcamp.com/po-o
facebook.com/Vai.Te.Foder.grind

TRACKLIST: Realidades da Miséria, Sem Futuro, Poço, Motorcrust Junkies, Porquê?, Sempre a Mesma Merda, Atentado, Inútil, Cruz da Desilusão, Liberdade Moralista, Purgatórios Do Caos, Speed, Túmulos Abertos, Thrash e Aparece, Zombie Alcoólico, Mundo Sem Fim, Porquê Outra Vez?, Cidade Radioctiva, Nascido Para Odiar, Opressão, Quero, Poço e Mando, The Hammer* (Motorhead)


sabato 22 aprile 2017

Intervista: NUDIST - "IL FUOCO PURIFICATORE"






UN RITORNO DISCOGRAFICO ENTUSIASMANTE QUELLO DEI NUDIST CHE, CON "BURY MY INNOCENCE", LASCIANO IL SEGNO NELL'UNDERGROUND MUSICALE ITALIANO. L'IDEA BASE DI QUESTI TRE MUSICISTI E' QUELLA DI SCRIVERE E PUBBLICARE MUSICA DI QUALITA' ARRICCHITA DA IMPREVEDIBILI SOLUZIONI STILISTICHE. DI SEGUITO LA CHIACCHIERATA FATTA CON LORE, BASSISTA/CANTANTE DEL GRUPPO FIORENTINO.

1. Come e quando si è formata la band? Cosa vi ha spinto a prendere tale decisone? Quella di far parte di un gruppo è un'esigenza o una necessità?

- Avere un gruppo certamente è un'esigenza, l'esigenza di buttare fuori quello che si ha dentro: rabbia, frustrazione, gioia. Insomma qualsiasi sentimento che abbia bisogno di essere sfogato... Necessità sono altre, come il cibo, l'acqua, l'aria. Il gruppo è stato fondato in origine dal chitarrista Gabo, poi con France alla batteria, e dopo alcuni cambi di formazione, da trio noise strumentale, siamo arrivati fin qua.

2. Nel vostro nuovo album si possono ascoltare diverse influenze musicali che arricchiscono lo proposta della band. Pensi sia fondamentale il fatto di non porsi barriere durante la composizione dei vari brani? In cosa si differenziano i Nudist?

- Beh il fatto di avere delle influenze, nella musica come in qualsiasi forma di arte, è una condizione inevitabile e fondamentale, in quanto tutto ciò che facciamo oggi è indiretta conseguenza di qualcosa che è già stato fatto in un passato più o meno lontano e che ha lasciato un segno dentro di noi. La cosa molto difficile è riuscire a rendere tue quelle influenze e mescolarle insieme, per creare un qualcosa di nuovo. A questo punto subentra il gusto e l'intelligenza compositiva di non porsi dei limiti e aprirsi a nuove sonorità, aprire spiragli e cunicoli tra i tanto amati "Generi" che non sono altro che sterili etichette commerciali, tante volte troppo strette rispetto alle esigenze espressive dei gruppi. Quindi per chiudere... Sì è fondamentale non porsi nessun limite, purché si sappia dosare i vari ingredienti, anche perché è molto facile sfociare in arrosti misti senza senso. In cosa si differenziano i Nudist? Boh... forse dal fatto che noi non vogliamo fare UN genere, UN tipo di musica, ma tirar fuori quello che abbiamo dentro in un determinato periodo. Lo dice il nostro stesso nome: "Nudist", siamo nudi e non abbiamo un abito musicale predefinito. Ognuno di noi viene da ascolti e ambienti diversi e cerchiamo di fonderli insieme nel migliore dei modi.

3. Sul piano compositivo, quali sono i punti di forza del nuovo "Bury My Innocence"?

- La schiettezza. È un album senza tanti fronzoli, diretto. Sia a livello compositivo che a livello musicale. Nel precedente "See The Light Beyond the Spiral" avevamo dato molto più spazio a scenari psichedelici, nel nuovo "Bury my Innocence" abbiamo seguito più l'istintività.

4. Quanto tempo vi è servito per scriverlo, arrangiarlo e registrarlo? Come nasce un vostro brano?

- "Bury my Innocence" è stato un vero fulmine a ciel sereno. Nel senso che è stato scritto in 4 mesi e per noi tirar su 5 brani in 4 mesi è veramente cosa rara, dato che generalmente siamo un gruppo che dedica molto tempo agli arrangiamenti, alla ricerca dei suoni, alle sfumature. Venivamo da un periodo difficile di stop forzato a causa di un grave incidente capitato a Lore (Basso e Voce), che lo ha costretto un paio di mesi in ospedale e ad un lungo recupero a casa. Questo non per raccontare i fatti nostri, ma per spiegare il perché di un album così istintivo e scritto in gran rapidità. Eravamo un fiume in piena, carichi di rabbia, voglia di ripartire e di farlo il prima possibile. Le riprese sono durate due giorni, abbiamo registrato in un teatro di Prato in presa diretta, old school l'unica che ci piace. Volume alto, guardarsi negli occhi e andare, no reamp, no cuffie. Il primo giorno abbiamo montato tutte le attrezzature, prove dei suoni e qualche take. Il secondo giorno abbiamo resettato tutte le tracce e risuonate più o meno buone alla prima. È stato faticoso, divertente e doloroso: Lore ancora in stampelle e Gabo col pollice della mano sinistra fasciato perchè si era tagliato il giorno prima delle session! Ahaha! Che sfigati! Registrazioni e mixaggio sono stati curati da Niccolò Gallio e il Master è stato opera di Eraldo Bernocchi. Un vero capolavoro, grazie a tutti e due. Come nasce un nostro brano... eh chi lo sa! Di solito partiamo da un singolo riff che suona bene e poi ci costruiamo lo scheletro intorno... poi viene la carne, la muscolatura, i tendini... tutto ciò che è l'arrangimento. Per intendersi, noi i pezzi li stravolgiamo in continuazione in fase compositiva, da una session all'altra spesso cambiano in maniera sostanziale. Pure quelli già finiti, registrati e pubblicati spesso dal vivo poi li riproponiamo con qualche piccola chicca che magari all'epoca non ci era venuta in mente e che poi è saltata fuori a forza di suonarli... non ci riesce star fermi co ste mani!

5. Cosa mi dici invece dei testi? E se puoi darci degli indizi sul titolo scelto per l'album.

- Il nuovo album "Bury My Innocence" è una riflessione sulla complessità e la fragilità dell'animo umano infarinato da cenni autobiografici. La corruzione (spirituale, nn economica), superficialità, ipocrisia, sensi di colpa. "Seppellite la mia (sporca) innocenza" è il grido di sfogo di un condannato a morte tormentato dai sensi di colpa e da fantasmi che riaffiorano dal passato. Cosciente delle sue colpe sfida in un certo senso i suoi inquisitori definendo la sua una innocenza sporca. Come quella di tutti noi infondo... chi può dire di avere una coscienza candida e intonsa? Una macchia dentro di noi la abbiamo tutti, solo che la nascondiamo, spesso anche a noi stessi.

6. Progetti futuri?

- SUONARE, SUONARE, SUONARE! Un altro album è in fase embrionale e sta spingendo per metter la testa fuori.

7. Ti ringrazio per lintervista!

- Grazie a te!


CONTATTI:

nudistnudist.bandcamp.com/bury-my-innocence
nudistofficial.com
facebook.com/pg/Nuudistt


NUDIST line-up:

Gabo - Chitarra
France - Batteria
Lore - Basso, Voce


RECENSIONE: 
NUDIST "Bury My Innocence" 2017 - Argonauta Records 




giovedì 20 aprile 2017

Recensione: WOLFBRIGADE "Run With The Hunted"
2017 - Southern Lord Recordings




Quando il crust/punk/hardcore chiama, gli svedesi WOLFBRIGADE rispondono! 'Run With The Hunted', a tal proposito, non può che diventare l'ennesimo manifesto di coerenza stilistica, quella che li contraddistingue fin dai novanta (ai tempi utilizzavano il nome Wolfpack). Oggi, stessa Attitudine VS stessa Violenza. L'album offre musica di qualità dal ritmo assassino, quindi i loro fedeli seguaci potranno trarre grandi soddisfazioni da ogni singola nota. I Wolfbrigade non hanno perso il groove e padroneggiano con maestria lo stile di cui si fanno portavoce. Tutto ciò è basilare per far sì che il sound non diventi una "caciara" incontrollata. Il trademark è rimasto inalterato! Stimati per la schiettezza mostrata nel corso della carriera, ma soprattutto per non aver MAI osato tradire le aspettative di chi li sostiene con incondizionata fedeltà. La loro ferrea coesione si è tramutata in arma letale. Rispetto.

Contatti: 

wolfbrigadesl.bandcamp.com/run-with-the-hunted
facebook.com/lycanthropunks

TRACKLIST: Nomad Pack, Warsaw Speedwolf, Lucid Monomania, No Reward, Kallocain, Return To None, War On Rules, Feral Blood, Under The Bell, Dead Cold


mercoledì 19 aprile 2017

Recensione: PRIMAL ATTACK "Heartless Oppressor"
2017 - Rastilho Records




Pur non essendo un fanatico del metalcore moderno, approfondire il nuovo album dei PRIMAL ATTACK è stata un'esperienza elettrizzante, soprattutto perché questi musicisti di Lisbona sanno come poter ottenere il massimo sforzandosi il minimo indispensabile. Da ascoltatore, vivo la musica come una sorta di terapia, ed è per tale motivo che in diversi momenti della mia vita (quasi ogni giorno, direi) ho bisogno di spararmi nelle orecchie suoni dal forte impatto. La forza propulsiva di "Heartless Oppressor" ha saputo coinvolgere la mia attenzione per tutta la sua durata. E quindi, non è certo una casualità se i cinque portoghesi possono vantare qualcosa di buono e valido. Non si impiega molto a notare i loro principali punti di riferimento. Spesse volte mi sono venuti in mente i Devildriver di Dez Fafara, ma anche Testament ("Hypersonic Generation"), Hatesphere ("Strike Back"), The Haunted ("Halfborn"), Dew-Scented ("Red Silence"). Nove brani sfrontati e concisi, differenziati quel tanto che basta da non risultare simili gli uni agli altri. Rimane comunque un lavoro estremamente metal, che non mancherà di ottenere consensi positivi.

Contatti: 

primalattack.bandcamp.com/heartless-oppressor
facebook.com/primalattack 

SONGS: Red Silence, Halfborn, The Prodigal One, Truth and Consequence, Strike Back, Heart and Bones, Hypersonic Generation, Above the Live, XXI Century Curse


sabato 15 aprile 2017

Recensione: LOCK UP "Demonization"
2017 - Listenable Records




I LOCK UP rivestono una dimensione musicale di notevole spessore. Il loro concetto di grindcore scavalca gli anfratti della staticità per elevarsi all'ennesima potenza tra tutte quelle formazioni che difendono i valori ferrei della vecchia scuola. Ora la band esce con il nuovo 'Demonization' reclutando dietro al microfono l'animalesco Kevin Sharp. Niente di più azzeccato! Le chitarre, il basso, la batteria, la voce, sono orientati al grind, anche se c'è stata un'evoluzione tenendo come criterio di fondo la necessità di non soffocare l'istinto. Per farla breve, non sto parlando di uno stravolgimento stilistico ma di una scrittura più complementare. La presenza del barbuto cantante ha iniettato ulteriore veleno nei brani. Traumatizzante l'incedere nevrotico della sezione ritmica (Shane Embury, Nicholas Barker) e dei colpi inferti dal chitarrista Anton Reisenegger. I Lock Up fanno parte di quella categoria di veterani vogliosi di dare voce allo spirito viscerale/claustrofobico del genere. Particolare attenzione è stata riservata alla produzione di "Demonization". Un esempio risoluto di forza bruta.

Contatti: 

listenable-records.bandcamp.com/demonization
facebook.com/LockUpOfficial

TRACKLIST: Blood and Emptiness, The Decay Within the Abyss, Locust, Demonization, Demons Raging, Desolation Architect, Instruments of Armageddon, Sunk, The Plague That Stalks the Darkness, Foul from the Pure, Mind Fight, Void, Secret Parallel World, We Challenge Death


mercoledì 12 aprile 2017

Recensione: ULVER "The Assassination of Julius Caesar"
2017 - House of Mythology




'The Assassination of Julius Caesar' è un prezioso frammento smaltato che va ad ampliare il raffinato mosaico degli ULVER, opera d'arte che diventa il coronamento della loro fase d'oro, quella più moderna. E' perciò, con ancora maggiore evidenza, rappresentativa della riunificazione tra i due elementi cardine del progetto: la "MUSICA" composta per il disco e la voce indubbiamente dominante di Kristoffer Rygg, la sua predilezione per la decorazione maniacale lo porta ad osservare la parte segreta di sé come attraverso un caleidoscopio. Il fascino che si subisce ascoltando le otto canzoni è incredibile, principalmente per le meravigliose suggestioni di luce prodotte dalle stesse. Le note levigano il desiderio che suscitano, la seduzione è immediata ed esse appaiono creature delicate, senza alcuna intensità intellettuale. Questo 'The Assassination of Julius Caesar' è una stretta interconnessione tra l'evoluzione sonora e i motivi tematici che la stimolano. La loro sconfinata fantasia non si sofferma nell'attimo della fusione degli opposti ma si concentra sull'attesa che vi prelude. L'album è stato prodotto dalla band e mixato da Martin "Youth" Glover e Michael Rendall. Destinati a dominare a lungo.

Contatti: 

ulver.bandcamp.com/the-assassination-of-julius-caesar
jester-records.com/ulver
facebook.com/Ulver

TRACKLIST: Nemoralia, Rolling Stone, So Falls the World, Southern Gothic, Angelus Novus, Transverberation, 1969, Coming Home






martedì 11 aprile 2017

Recensione: BUFFALO GRILLZ "Martin Burger King"
2017 - Subsound Records




La personalità autoironica e volutamente provocatoria di Enrico Giannone (ex-Undertakers, ex-Ciaff) ha contribuito seriamente ad ampliare e perciò definire l'immaginario anticonformista dettato dai BUFFALO GRILLZ. Ma non fatevi ingannare dalla sua capacità di non prendersi sul serio sul piano musicale, soprattutto perché sto parlando di un musicista con le "palle" che, in maniera piuttosto distintiva, ha saputo segnare alcuni importanti capitoli nella Storia dell'underground italiano, fin dagli anni novanta. La band, nelle cui fila troviamo coinvolti il chitarrista Cinghio (Hour of Penance), Pacio dei Dr. Gore al basso e il batterista Mizio (Whiskey & Funeral, Spectral Forest), ritorna a mietere numerose vittime con "Martin Burger King", il terzo lavoro in studio che meglio racchiude quasi dieci anni di carriera. La qualità musicale non è venuta meno: i Buffalo Grillz sono e rimangono una delle realtà nostrane più intransigenti della scena grindcore, come testimoniano le loro irreversibili azioni devastatorie. E non aspettatevi altro! Tutto è votato alla totale volontà di manifestare la propria natura rabbiosa. In definitiva, "Martin Burger King" conferma ed espande quanto di buono e positivo c'è nella musica senza compromessi dei Nostri. Alzate il volume al massimo, e come enuncia il titolo scelto per la dodicesima traccia, bevendo Campari Sodom. Letali.

Contatti: 

buffalogrillz.bandcamp.com/martin-burger-king
buffalogrillz.com
facebook.com/buffalogrillzgrind

TRACKLIST: GG Aulin, Lenny Grindvitz, 66SEITAN, Martin Burger King, Beverly Grillz 90666, Carne Diem, Fiat Factory, Cradle of Findus, Scooby Doom, Fiorella Mannaia, Ponzio Pilates, Campari Sodom, Pus Springsteen, Le Bestie di Santana (Outro)


lunedì 10 aprile 2017

Recensione: CUT UP "Wherever They May Rot"
2017 - Metal Blade Records




Cosa si può chiedere di più a due musicisti esperti quali Erik Rundqvist e Tobias Gustafsson? Niente di più di quanto stessero già facendo da anni nella scena death metal scandinava. Ci tengo a ribadirlo in apertura di recensione. Gli ex-Vomitory appoggiati dall'accoppiata Anders Bertilsson (ex-Coldworker) e Björte (Fetus Stench, ex-Inferior, ex-Slaughterous), se ne vengono fuori con un nuovo disco (il secondo in tre anni di attività) ricco di buoni propositi. "Wherever They May Rot" è una martellata sul cranio; è cruento, compatto, spietato come un album di vero death metal brutale deve essere. Perciò a cosa serve pretendere maggiore originalità dagli svedesi CUT UP? Per farsi amare dai fan del genere la cosa migliore è offrire qualcosa di vigoroso e onesto, senza deluderli. Sicuramente in qualsiasi release di genere ci sono brani maggiormente riusciti, e altri meno. In linea di massima l'intero songwriting riprende un po' quello che fu dei succitati Vomitory e ciò è propabilmente una conseguenza naturale. Comunque sia, non possiamo assolutamente fargliene una colpa. Il presente "Wherever They May Rot" si rivela un full-length impressionante per ciò che concerne la fisicità. Io ho acquistato la mia copia.

Contatti: 

cutupofficial.com
facebook.com/cutupofficial 

TRACKLIST: From Ear to Ear, Necrophagic Madness, Behead the Dead, Wherever They May Rot, Vermin Funeral, By Hatred Bound, Psychosurgery, In the Aftermath, Master Dissector, Cranium Crusher, Raped by the Blade




giovedì 6 aprile 2017

Recensione: DAEMONIAC "Spawn of the Fallen"
2017 - Xtreem Music




Ciò che posso dire per certo è che Max ha dato inizio a questo gruppo per creare qualcosa di bestiale e intransigente, come già successo in passato con gli Horrid. Il death metal dei suoi DAEMONIAC mira ad essere letale, ma soprattutto blasfemo, e tale efferatezza si tramuta in risolutezza. Il nuovo 'Spawn of the Fallen' certifica la forza di una delle realtà più sincere e convinte attive nella penisola italiana, senza dimenticare che, il musicista succitato è un "autentico" veterano. Gli 8 brani, nei quali troviamo la cover dei Macrodex, sprigionano una folle aggressività che rievoca i ruggiti di Incantation, Nihilist, Carnage. Il full-length messo in commercio dalla spagnola Xtreem Music Rec. si distingue anche per la produzione putrescente, indispensabile per i seguaci della vecchia scuola americana e scandinava. L'impeto primitivo si adatta perfettamente alla musica composta. Ottimo lavoro.

Contatti: 

xtreemmusic.bandcamp.com/spawn-of-the-fallen
facebook.com/DAEMONIAC666

TRACKLIST: Intro / Macabre Eucharist, Regurgitated from Hell, From Depths of Hideous Chasms, Spawn of the Fallen, Intro / Procreation of Hatred, Cursed Hecatomb, Upon Golgotha, Cremation (Macrodex cover)