sabato 31 gennaio 2015

Recensione: INDECENT EXCISION "Aberration"
2015 - Permeated Records




La stabile attività dell'etichetta italiana Permeated Records (gestita da due membri dei Vomit The Soul) dura fin dal 2004 e in tutti questi anni ha saputo ritagliarsi una fondamentale fetta di spazio nel calderone dell'underground musicale, continuando a sfornare delle valide releases attinenti al contesto stilistico-musicale del brutal death metal più putrido. Chi si ciba di questo materiale sa bene che l'etichetta nostrana ha già messo in commercio diversi lavori competitivi appartenenti ai vari Infested, Embryonic Depravity, Enmity, Degrade, Revenance, Cadavoracity, Derogation, Septycal Gorge, Stench of Dismemberment, gli stessi Vomit The Soul... Oggi, al catalogo della label si aggiunge il secondo full-length degli INDECENT EXCISION di Bolzano. Così anche loro tornano a calcare la scena dopo un silenzio durato appena un anno dal precedente EP "Rise of the Paraphiliac Demigod" (2014), ma quel che desta maggiore attenzione è l'impatto del nuovo "Aberration", lavoro solido, suonato in modo egregio e che potrà essere utile a quanti di voi si iniettano tali sonorità senza compromessi direttamente nelle vene. Il presente è un altro di quegli album che non aggiungono nulla ai numerosi dischi sentiti e risentiti tantissime volte da formazioni ben più conosciute, tuttavia la malsana aggressività sprigionata attraverso le nove tracce e la totale devozione al genere, fanno degli Indecent Excision un gruppo che si colloca sopra la media, e se a ciò si aggiunge una produzione di buon livello, potete star certi di trovarvi di fronte ad un prodotto di sicuro valore. Lo consiglio senza esitazioni a coloro i quali sono desiderosi di conoscere un'altra valida realtà italiana.

Contatti: 

indecentexcision.bandcamp.com/releases
facebook.com/indecentexcision

TRACKLISTING: Intro, Amputee Identity Disorder, Piquerism, Icons of Perversity, Unrestrainable Impulse, In Geistiger Umnachtung, Gazing into the Depths of Human Atrocity, Pain Induced Sexual Climax, Aberration


venerdì 30 gennaio 2015

Recensione: IMPERIAL TRIUMPHANT "Abyssal Gods"
2015 - code666 Records




Messo alle spalle il primo album "Abominamentvm" del 2012 i newyorkesi IMPERIAL TRIUMPHANT si sono rinchiusi in sala prove per decifrare il codice genetico che avrebbe dato vita prima all'EP del 2014 intitolato "Goliath" e poi successivamente a questo nuovo "Abyssal Gods" che, verrà messo sugli scaffali il 27 febbraio di quest'anno dall'etichetta nostrana Code666 Records. La formazione, ricalca lo stile espresso sul precedente lavoro, improntato ad un black metal iconoclasta che ha portato alla luce il carattere dominante di questi musicisti attivi nella grande mela. C'è una differenza sostanziale rispetto al passato: gli Imperial Triumphant hanno consolidato una maggiore esperienza in fase di songwriting che gli ha permesso di definire meglio un sound già di per sé travolgente, tecnico, efferato ma anche contorto e malato. L'odio covato nel tempo dai quattro americani versa liquido infiammabile sui brani e questo li rende dannatamente pericolosi e potenzialmente esplosivi durante l'ascolto. Gli ingranaggi che mettono in modo le atroci e brutali "From Palaces of the Hive", "Dead Heaven", "Opposing Holiness", la sinistra title track o la schizofrenica "Black Psychedelia" rimangono ben saldi per tutta la loro durata e fluidi nelle rispettive sedi. Oltre al lato disumano, "Abyssal Gods" ci concede dei passaggi più atmosferici che fungono da stimolante per le fulminanti ripartenze strumentali ("Celestial War Rape", "Vatican Lust" e la conclusiva "Metropolis" che presenta su spartito armonie e strutture tipiche della musica Jazz). Efficace ed eclettico l'approccio dell'esperto chitarrista/cantante Ilya Goddessraper, micidiale quello della robusta sezione ritmica. A conti fatti, gli Imperial Triumphant si confermano una band audace, pronta all'innovazione e dall'ispirazione sempre più in crescita, anche se, facendo le giuste considerazioni non propongono nulla di veramente memorabile o rivoluzionario. Resta il fatto che ora dobbiamo assolutamente riconoscere come i nostri in determinati passaggi riescono ad essere ampiamente elettrizzanti o meglio dire, deflagranti. Il mixaggio e il mastering curati da Colin Marston presso i Menegroth The Thousand Caves rendono piena giustizia alla proposta degli Imperial Triumphant. Se siete degli accaniti sostenitori del verbo oscuro dei vari Gorguts, Deathspell Omega, Gigan, Ulcerate, non dovete ignorare questa creatura malevola.

Contatti:

imperialtriumphant.bandcamp.com
facebook.com/imperialtriumphant

TRACKLISTING: From Palaces of the Hive, Abyssal Gods, Dead Heaven, Celestial War Rape, Opposing, Holiness, Krokodil, Twins, Vatican Lust, Black Psychedelia, Metropolis



Recensione: APOCRYPHOS "The Prisoners Cinema"
2014 - Cyclic Law




Dalle ceneri di cremazione del progetto Psychomanteum nasce una nuova creatura denominata APOCRYPHOS, gestita e curata da Robert C. Kozletsky compositore americano proveniente dalla Pennsylvania. La via tracciata dal musicista può fornire delle immagini che a sua volta possono far muovere forti sensazioni presenti nel sub-razionale dell'uomo. Per questa specifica ragione, le atmosfere dark ambient da lui generate hanno la capacità di succhiare linfa dal reale togliendo realtà alle note riprodotte in questo disco, sollecitando lo spirito dell'ascoltatore in modo imprevedibile e istantaneo. E' evidente che per Robert la musica è la tecnica più idonea per captare particolari suoni e sensazioni sospese nelle profondità della terra, per impedirgli di sfuggire, come spesso accade alla percezione sensitiva. Il nuovo "The Prisoners Cinema" va ad abitare nella parte più buia del nostro inconscio e, trovando la giusta ma scomoda collocazione, si lascia vivere e assaporare in tutta la sua potenza allusiva e nella sua magnificenza. L'anima dipende quasi sempre dal corpo, e questo quasi sempre da quella. Insomma nella vita terrestre si opera materialmente e spiritualmente, nell'altra, non essendovi più la materia corporea, la stessa opera spirituale diventa attraverso una reazione irreversibile, pura e tangibile energia. Affidandomi a questi mie concetti posso dire che nel sound prodotto da Apocryphos c'è qualcosa di analogo e di sconcertante. L'artwork del full-length è stato curato dal visionario artista svedese Simon Heath (Atrium Carceri, Sabled Sun, Cryo Chamber...) mentre a dare man forte nel brano "Neolithic Hypnagogia" ci ha pensato il canadese Frederic Arbour (Havan, Vision, Cyclic Law...). Un'esperienza da provare! Disponibile da Novembre 2014.


Contatti: facebook.com/apocryphosdrone - cycliclaw.com

TRACKLISTING: Eigengrau, To Dark Cells, Subinterior Figures, Phosphene, Neolithic Hypnagogia (ft. Visions), The Furthest Sanctuary, Vestige, The Language of Isolation


giovedì 29 gennaio 2015

Recensione: SVART1 "Ardat Lili"
2015 - Mask Of The Slave




Troppo spesso l'ascoltatore 'medio' cade nello stesso errore, pensando e credendo (stupidamente) che la migliore musica (di qualunque genere essa sia) provenga sempre e solo da terre lontane alle nostre, quando poi la storia ci insegna l'esatto contrario! ...Perciò penso sia arrivato il momento di smetterla con queste futili e insensate convinzioni. Cerchiamo una volta per tutte di non sottovalutare la nostra CULTURA, la nostra ARTE, i nostri ARTISTI, i nostri MUSICISTI / COMPOSITORI; investiamo le nostre forze per difenderli, sostenerli o quantomeno impegniamoci ad ascoltarli con attenzione prima di giudicarli sputando sentenze insensate e negative. L'Italia, giorno per giorno, alimenta nel suo grande grembo numerosi individui talentuosi e meritevoli che, se messi a stretto contatto con alcune delle migliori realtà estere non avrebbero nulla da invidiargli, sia in qualità che in personalità. Tutto questo accade anche in un circuito particolare come quello del dark ambient / industrial o per esempio nel panorama dell'elettronica. Chi tra voi ha già conosciuto l'Opera del cagliaritano Raimondo Gaviano, motore pulsante del progetto SVART1, avrà capito che ciò che è uscito dalla mente di questo ragazzo non può essere fatica di un intelletto mediocre né di un'anima comune. Rispetto ai suoi precedenti lavori, il suo attuale approccio diventa ancora più diretto, più precisamente penetrante. L'agitazione dei vari suoni si concentra nell'azione rapida di pochi gesti violenti, decisi e su delle basi vibranti che in alcune tracce del disco possono sembrare quiete e meno impulsive. Gaviano sa che l'unico mezzo per afferrare la vera realtà è trasformare complessi informi di sensazioni in immaginari astratti ma veritieri. Vi sono miriadi di fonti che contribuiscono a provocare, in Svart1, il processo creativo, infatti il nuovo "Ardat Lili" ne è la totale conferma. Come afferma lo stesso artista: "Ardat Lili è il secondo passaggio della trilogia Satanische Helden che nasce da un voler attraversare il mondo delle mitologie religiose pre-islamiche politeiste per poi arrivare all'ultimo passaggio (2016) in cui il concept verterà essenzialmente all'Islam. Il tutto per evidenziare come molte delle paure che si stanno generando in questi ultimi anni non siano altro che una visione distorta dell'Islam". Nel presente lavoro sono stati coinvolti tre importanti musicisti quali Corrado Altieri, TSIDMZ e LCB. Insomma, "Ardat Lili" è un disco ben fatto che sconvolgerà quanti sapranno andare 'oltre' e pensare esclusivamente alla musica.

Contatti: facebook.com/pages/Svart1 - svart1.bandcamp.com

TRACKLISTING: Abu Fihama, Al-Gaylani, Uncodified-Svart1 Nergal, Ardat Lili, Ardatu, Ashakku Marsu, Lamashtu, Lcb-Svart1 Clisma Bissau, Milcom, Mujina, Tsidmz-Svart1 Alu, Utukku, Oni



Recensione: NORTHAUNT "Istid I-II"
2015 - Cyclic Law




Hærleif Langås è il noto compositore / musicista / fotografo norvegese conosciuto nel circuito dark ambient internazionale come NORTHAUNT. Ha iniziato la sua carriera nel lontano 1996 e nello scorrere del tempo è diventato uno degli esponenti più singolari e rispettati del genere, artefice di un discorso musicale intenso e imponente che gli ha permesso di raggiungere risultati davvero sorprendenti. Senza ombra di dubbio, questa padronanza nell'esecuzione di ritmi e atmosfere fuori dal comune è andata a favore della sua produzione artistica, composta da quattro full-length e vari split condivisi con altri portavoce coinvolti nella scena di riferimento (i vari Vinterriket, Svartsinn, Taphephobia...). Il suo eccellente modus operandi (oggi abbastanza evidente e riconosciuto) si è materializzato lentamente, toccando alti picchi di espressività sui lavori in studio stampati dall'anno 2004 (dal secondo disco "Barren Land", per essere precisi). Fondamentale si è rivelato il fiuto di Frederic Arbour, boss della Cyclic Law Records che, gli ha concesso un importante contratto discografico per la pubblicazione del precedente "Horizons" uscito nel 2006 e del nuovissimo "Istid I-II". Hærleif, ancora una volta, dirige con autorità invidiabile una grande quantità di idee, suoni e rumori piuttosto esemplari, senza mai scendere a compromessi ed evitando di plagiare le gesta dei suoi simili. Non avrebbe senso! Al contrario, troppi sono quelli che devono meditare attentamente prima di agire. La sua è sempre stata una sensibilità estremamente sviluppata e le molteplici ambientazioni da lui ritratte ce la dipingono immediatamente davanti ai nostri occhi stanchi. Questo nuovo "Istid I-II" emoziona mentre rappresenta accuratamente le caratteristiche essenziali del suo spirito, della sua anima e soprattutto della sua inesauribile creatività. Langås ha esplicitamente saccheggiato la propria essenza ricavandone ampi paesaggi senza tempo e trame strumentali memorabili. Una drammatica, desolante testimonianza. L'album sarà disponibile nei seguenti formati: doppio CD Digipack (700 copie), doppio LP Gatefold (300 copie). Da non perdere.

Contatti: northaunt.com - cycliclaw.com

TRACKLISTING:

DISC 1 - ISTID I: Istid, Endless Ice, Boreal, The Unseen Earth
DISC 2 - ISTID II: Mammoth, Moraine, Extinction Event, Cold Streams


mercoledì 28 gennaio 2015

Recensione: DEATHBREED "New World Order"
2015 - Rogue Records America




Ancora una volta la Svezia riafferma la sua virilità nel campo della musica estrema! Infatti, ciò che conta veramente sono i buoni risultati e quindi, posso tranquillamente affermare che questi DEATHBREED (nati nel 2009 e provenienti da Sundsvall) hanno capito perfettamente come giocare le proprie carte per ottenere consensi inappuntabili da critica e pubblico. "New World Order" è il loro debutto ufficiale che ci giunge a soli due anni di distanza dal precedente EP di cinque brani intitolato "Your Stigmata", uscito per l'etichetta scandinava Pantherfarm Records. Il titolo esplicito e l'inquietante copertina del full-length ci fanno immediatamente pensare che ci sia un collegamento diretto con alcune tematiche appartenenti alla nostra epoca storica in cui la realtà, spesse volte, supera l'immaginazione, rendendo possibili ma soprattutto visibili scenari drammatici, raccapriccianti che, solo pochi anni fa sarebbero stati considerati pura fantascienza o il delirante risultato manovrato da menti umane pericolose e paranoiche (o extraterrestri?!?). Dunque il mio consiglio è di non sottovalutare le liriche scritte per questo lavoro. I Deathbreed possiedono una spiccata destrezza compositiva, un'inventiva aperta a molte contaminazioni, pur mantenendo gli ingredienti musicali molto cari a formazioni rinomate quali Bloodbath, Coldworker, Job For A Cowboy, Aeon e due assoluti mostri sacri come Behemoth, Morbid Angel. Un linguaggio rappresentativo, organizzato, flessibile, curato nei minimi dettagli. La differenza maggiore delle canzoni contenute nel nuovo capitolo della band è nella struttura che le mantiene ben stabili: stavolta i cinque musicisti sono riusciti a cogliere gli attimi giusti per colpire senza pietà l'ascoltatore e fargli veramente male ("In The Name of Democracy", "Navi", "Drowing The Behemoth", "Solaris"). Oggi, gli arrangiamenti levigati dai Deathbreed sono più orchestrati, nel senso che ogni strumento assume un'importanza tale da meritare una massiccia dose di considerazioni positive. Tutto ciò crea uno scenario dettagliato, espressivo, ricco di spunti avvincenti (la title track e "Aeons of Corruption"). Forse per il futuro i nostri potrebbero puntare più in alto, in modo da scrollarsi di dosso il presente di un genere atrofizzato da ibridazioni spesso fin troppo pretenziose. In ogni caso, trovo "New World Order" un'uscita davvero positiva e forgiata con del granitico metal estremo. I Deathbreed diventano affidabili perciò bisogna essere fiduciosi. Supportateli!

Contatti:

deathbreed.bandcamp.com/deathbreed-new-world-order
facebook.com/Deathbreedswe

TRACKLISTING: New World Order, Surveillance, In the Name of Democracy, Navi, Deconstruction, Drowning the Behemoth, Stygian Dystopia, Solaris, Veil of Lies, Aeons of Corruption


Statistiche: 150.922 visite / visitors per SON OF FLIES webzine




SON OF FLIES WEBZINE inizia il 2015 con ottimi risultati.
Ho raggiunto quota 1.091 posts (tra recensioni, interviste...).
Il blog ufficiale della webzine è stato visitato da 150.922 utenti da tutto il mondo.

Grazie per il SUPPORTO! Christian Montagna

January 2015:
SON OF FLIES WEBZINE Celebrates 150.922 visitors from around the World.
I published 1.091 posts!

THANKS FOR YOUR SUPPORT! Stay Tuned! Christian Montagna


Contatti:
christianmontagna.blogspot.it
facebook.com/chris.son.of.flies
facebook.com/son.of.flies.webzine
chris.sonoflies@yahoo.it


martedì 27 gennaio 2015

Recensione: DISCOURSE "Sanity Decays"
2015 - Closed Casket Activities




In attesa di un ritorno dei Turmoil di Philadelphia, autori di quello strepitoso e traumatizzante album dell'anno 1999 intitolato "The Process of" (infiammato da un mix letale di hardcore e metal perforante), cerco di consolarmi un po' ascoltando a volumi elevati il debut full-length di questi quattro 'hardcore warriors' provenienti dalla città di Columbia, capitale dello Stato della Carolina del Sud. Il motivo principale del mio personale interesse risoluto nei loro confronti è uno solo: i DISCOURSE pestano durissimo e si fanno apprezzare perché seguono con maestria le regole dettate dal gruppo su citato, dimostrando attitudine, dedizione e grande professionalità nel modo di approcciarsi al genere (...anche per la scelta dei suoni che rivestono il disco in questione). L'etichetta Closed Casket Activities ha creduto e investito sulle ottime potenzialità del gruppo guidato dal potente vocalist Kyle Jackson e credo che abbia fatto la scelta più giusta o meglio dire quella più 'azzeccata'; sia per espandere il proprio nome nell'underground musicale che per divulgare il messaggio di questi giovanissimi ragazzi americani. I Discourse sfoderano delle gran belle canzoni (in tutto 10) e l'involucro d'acciaio "Sanity Decays" le custodisce adeguatamente per poi farle esplodere al momento opportuno. I nostri si distinguono per un'interpretazione da manuale e raggiungono un buon livello di maturità compositiva con composizioni ciniche e violente quali "Time Pries", "Maintained By Force", "Failed Automation" e "Another Wave", quest'ultima song dotata di un incipit scioccante, dove l'ensemble d'oltreoceano calibra rabbia, velocità, groove tagliente e buona tecnica esecutiva. Insomma, se desiderate dei lividi marcati sulla vostra pelle, questa è la giusta carica di adrenalina per procurarveli. Il primo passo è stato fatto. Davvero niente male. Avanti così Discourse. Affidatevi al loro bandcamp per un attento ascolto.

Contatti:

closedcasketactivities.bandcamp.com/discourse-sanity-decays
facebook.com/discoursehardcore

TRACKLISTING: Cure, Time Pries, Losing Game, Maintained by Force, Failed Automation, Bars Surround, Another Wave, Nothing Fills the Void, Early Grave, Oblivion



lunedì 26 gennaio 2015

Recensione: RISE ABOVE DEAD "Heavy Gravity"
2015 - Shove Records | Moment of Collapse Records




I meneghini RISE ABOVE DEAD non sono solo una delle migliori formazioni italiane nel loro genere, ma un esempio concreto di come sia possibile evolversi tenendo fede alle proprie origini e al proprio particolare trademark. Il precedente album del 2012 "Stellar Filth" era un lavoro profondo, complesso e stratificato, oltre che molto drammatico e buio in certi suoi contenuti ostici. "Heavy Gravity", al contrario, abbatte le barriere di genere con agilità e colleziona un'infinità di buone idee, che non dovevano nient'altro che essere tradotte in musica. Questo disco rispecchia quello che i Rise Above Dead sono ora, un collettivo più forte e motivato dopo la dipartita, per motivi personali, del cantante Andrea Rondanini. Fortunatamente, questi quattro bravissimi musicisti non si sono smarriti nel nulla e hanno saputo reagire bene, rimboccandosi le maniche e ripartendo da dove si erano fermati qualche anno fa, decidendo così di continuare la personale carriera artistica come compagine strumentale. C'è più spontaneità, fluidità e istintività nei sei brani di "Heavy Gravity", tutti dal minutaggio abbastanza ampio/esteso e collocati ad un'altitudine elevata e vertiginosa. Componenti, queste, perfettamente orchestrate e che si sono rivelate indispensabili per il raggiungimento di determinati livelli stilistici di assoluta qualità. La magia si sviluppa quando con lo scorrere dei minuti, le varie immagini dipinte da ciascun componente si fondono insieme divorandosi l'un l'altra; proprio in quei precisi momenti i nostri ci danno la possibilità di raccogliere i tanti frammenti colorati appartenenti a canzoni organiche e tentacolari come "The Last Migration", "By The Lights", la title track o "The Lone Tower" che, fin da subito ci comunicano quanto i Rise Above Dead siano migliorati in fase di scrittura, assumendo una inclinazione conforme al quadro teorico dettato dai Mastodon sul capolavoro "Crack The Skye" del 2009. Mentre lo spettro dei Russian Circles riappare con le sue deformità mimiche in "Mountain Of The Divine" e nella conclusiva "March of the Locust". L'ultimo "Heavy Gravity" trasmuta il post rock / metal in un viaggio interstellare che regala tante altre emozioni positive. A volte bisogna contrastare la forza dei brani per imparare ad arginarla e assumere quel ruolo da protagonista che determina il carattere di un album. Oggi, per i Rise Above Dead la musica diventa più una questione di pancia che di testa. Questo ha dato loro ragione. Riccardo "Paso" Pasini è l'uomo di fiducia del gruppo dietro la console. Sarà disponibile da febbraio su vinile, confezionato da Moment Of Collapse e Shove Records.

Contatti: riseabovedead.bandcamp.com - facebook.com/riseabovedead

TRACKLISTING: The Last Migration, Mountain Of The Divine, By The Lights, Heavy Gravity, The Lone Tower, March Of The Locust


Intervista: THE KILL - "PRONTI PER UCCIDERE"






I GRINDER AUSTRALIANI THE KILL, ATTIVI DA BEN QUATTORDICI ANNI, FANNO IL SALTO DI QUALITA' CON IL NUOVISSIMO E DEVASTANTE FULL-LENGTH DAL TITOLO DIRETTO ED ESPLICITO: "KILL THEM...ALL". I TRE MUSICISTI DI MELBOURNE FANNO SCINTILLE SUL PIANO COMPOSITIVO E FORTI DI UN'OTTIMA PADRONANZA STRUMENTALE NON MANCHERANNO DI MIETERE LE LORO VITTIME. LA PAROLA PASSA A ROBY, CHITARRISTA DEL GRUPPO.

1. Ciao Roby. Grazie per questa intervista. Cominciamo mettendo in luce ciò che è accaduto alla band ultimamente...

- Bene, i THE KILL hanno raggiunto l'Europa per la prima volta nel 2014 grazie al nostro amico Curby della OBSCENE PRODUCTIONS. Ed è così che ci siamo concentrati sulla messa a punto del nuovo album "KILL THEM...ALL", ora disponibile su CD per la OBSCENE PRODUCTIONS e in via digitale attraverso la BLASTASFUK RECORDS. Il 12" LP verrà pubblicato grazie all'unione di diverse etichette / relatà: PSYCHOCONTROL, EVERYDAYHATE, FATASS, OBSCENE, DEAD HEROES SOCIETY & SELFMADEGOD RECORDS.

2. C'è un significato specifico dietro al nome della band? Come si può definire questo gruppo nel suo complesso, musicalmente e concettuale?

- Componiamo musica veloce e aggressiva! La band è stata originariamente chiamata THE KILL, grazie al nostro primo cantante Neil UNDINISM.

3. Qual è la cosa che vi ha ispirato maggiormente per scrivere questo nuovo album? Che differenze ci sono tra "KILL THEM...ALL" e le vostre precedenti releases? Personalmente ho notato un miglioramento incredibile rispetto al passato...

- Ascoltiamo la vecchia scuola grindcore e quella del thrash metal, tutto ciò che si rifà alle origini! Penso che l'album suona meno lucido, molto più crudo e 'in your face' rispetto a "MAKE 'EM SUFFER" dell'anno 2012. Il suono è ancora carico di blast beats, riff thrash e grind... Con un approccio vocale leggermente diverso.

4. Ci sono voluti due anni per la pubblicazione dell'ultima fatica in studio "Kill Them All...". Avete per caso avuto dei problemi con la precedente casa discografica?

- No... Semplicemente ci sono voluti due anni per mettere insieme il materiale per questo nuovo disco. Nessun problema con l'etichetta.



5. Ora avete firmato per la Obscene Productions. Come è arrivata questa collaborazione tra voi? Vi ritenete soddisfatti in questo momento?

- Curby ha pagato di tasca sua per il nostro "VIOLENCE OVER EUROPE TOUR" del 2014! Ci ha dato l'opportunità di suonare in posti meravigliosi, incontrare degli amici e molti fanatici del grind provenienti da tutto il mondo. Per mostrargli la nostra personale gratitudine gli abbiamo chiesto di pubblicare per la sua etichetta sia la versione su CD di "KILL THEM...ALL " che quella su LP, anche se quest'ultima verrà co-prodotta con altre etichette. Ora è ancora presto per fare un bilancio dato che Curby è ancora molto impegnato con la promozione del disco. Sì... Siamo estremamente felici di godere di questa pubblicazione da parte della sua OBSCENE PRODUCTIONS. Lui ha dimostrato l'amore verso i THE KILL... Cosa si può chiedere di più?

6. Sembra che i due anni passati dal precedente full-length abbiano fatto bene alla band. "Kill Them... All" è davvero incredibile!

- Lo prendo come un complimento... Grazie!

7. Voglio sapere quali saranno i piani dei THE KILL per il futuro...

- Beh, visto che durante il tour dello scorso anno ho avuto seri problemi con il mio orecchio sinistro, abbiamo deciso di prenderci una pausa e trascorrere più tempo con la famiglia. Ho molti riff nella manica pronti per il nostro futuro. Ma prima di tutto abbiamo bisogno di concentrarsi su questo CD e su un paio di concerti da fare, poi ci focalizzeremo sulla creazione del nuovo album...

8. E' stato piacevole parlare con te. Hai un messaggio per i vecchi e i nuovi fan della musica grindcore?

- Grazie per il vostro sostegno! Procuratevi la vostra copia personale del nostro album "KILL THEM...ALL" su: blastasfuk.bandcamp.com oppure sul sito dell'etichetta obscene.cz


CONTATTI:

blastasfuk.bandcamp.com/kill-them-all
obscene.cz
facebook.com/The-Kill


THE KILL line-up:

Jay - Batteria
Roby - Chitarra
Nik - Voce


RECENSIONE:
THE KILL "Kill Them...All" - Obscene Prod | Blastasfuk Rec


domenica 25 gennaio 2015

Recensione: NO ZODIAC "Eternal Misery"
2015 - BDHW Records




Questo nuovo "Eternal Misery" riporta sotto i riflettori gli americani NO ZODIAC, autori di una proposta che fonde insieme hardcore, sludge e slam death metal, quest'ultimo amplificato da dinamiche truculente, possenti e cadenzate, le stesse partorite negli anni dai padri del genere, ovvero gli schiacciasassi Devourment attivi in quel di Dallas, Texas. Il disco in analisi, evoca un immaginario virulento e disturbante, contaminato da una latente sensazione di malessere deviato. Un'ondata di pessimismo non-stop di indomabile pesantezza animalesca che, pur non riservandoci nulla di entusiasmante sotto l'aspetto prettamente innovativo, si mantiene su livelli discreti, grazie a passaggi piuttosto annichilenti. "Eternal Misery" è scabroso e rivoltante mentre ci vomita addosso la sua formula musicale poco incline a sviluppare una eventuale cura per il trattamento della malattia di cui soffrono questi ragazzi dell'Illinois. La musica dei No Zodiac, a fasi alterne è un po' fine a se stessa, perciò questo non gioverà né a loro né all'ascoltatore appassionato di tali sonorità. In fin dei conti, al sound proposto non si può chiedere di più. Io sono già passato oltre. De gustibus non disputandum est.

Contatti: bandcamp.com/eternal-misery - facebook.com/NOZODIAC

TRACKLISTING: Birth Of Destruction, Rise Of Unholy, King Of Scorn, Constant Decay, Tormented, Immoral Agenda, Cesspool Earth, Eternal Misery, Endless Suffering


sabato 24 gennaio 2015

Recensione: IMPRISONED "Hard to Kill"
2015 - Washed Up Records




La vita è un'ombra che cammina al nostro fianco. La vita può diventare un male incurabile? Si, potrebbe diventarlo! A volte, basta solo trovare la forza necessaria per reagire e così abbattere la negatività, cercare in tutti i modi di esorcizzarla; solo così la vita stessa si potrà giocare in un colpo solo, il resto è attesa. La vita è l'espressione massima di una capacità creativa che l'uomo intende e modella a somiglianza di sé, del suo essere, del suo sentimento, del suo pensare, del suo modo di agire in ogni giorno che passa. I concetti da me espressi, descrivono il carattere agguerrito degli IMPRISONED, gruppo hardcore australiano che con il disco di debutto "Hard to Kill" si libera da tutta la paura e scende in campo per ferire a morte servendosi di armi ben affilate. Dopo aver sviluppato e fatto maturare il proprio songwriting con il precedente EP intitolato "The Other Side of Hell" (2014), questi musicisti di Melbourne giungono oggi alla resa dei conti finale. Fanno sul serio gli Imprisoned, al punto da far tremare e poi far crollare i muri della vostra casa. Il disco in questione riesce a bilanciare al meglio parti fedeli alla vecchia scuola dell'HC ed altre tipicamente metal. I riff si inseguono arditi e battaglieri, veloci e nervosi. Tali componenti spesso entrano in complicità sia con parti mid tempo da infarto che con fraseggi 'mosh' dall'inconfondibile derivazione metalcore (gente come Terror o Hatebreed potrebbero cadere al tappeto in un incontro faccia a faccia con gli Imprisoned). Oltre a ciò, si deve prendere assolutamente in considerazione la poderosa sezione ritmica e la timbrica vocale del singer, capace di caricare d'odio chi si presta all'ascolto. E' difficile non sentirsi coinvolti da brani adrenalinici come "Damaged from Birth", "Pursuing Pain", "The Promised Land" e le altre che seguono. Volete un consiglio? Da oggi, mettete un attimo da parte i soliti 'numi tutelari' della scena americana e puntate sugli Imprisoned, perché, non sono solo bravi a suonare tale genere musicale, riescono anche ad essere freschi in certi arrangiamenti ("Watch You Bleed"). Una bella scoperta. Avanti così. Potete approfondire le dieci canzoni contenute nel lavoro pubblicato dalla Washed Up Records, direttamente dal loro profilo Bandcamp riportato di seguito.

Contatti: 

washeduprecords.bandcamp.com/hard-to-kill
facebook.com/Imprisonedhc
facebook.com/washeduprecords613

TRACKLISTING: A Verse for Forgiveness, Damaged from Birth, Pursuing Pain, The Promised Land, Etched Into My Mind, Devour, Imprisoned, Deliver Me to Hell, Hard to Kill, Watch You Bleed


venerdì 23 gennaio 2015

Recensione: MUERT "Mysteriorum Prophanationis Sepulcralis"

2015 - TAPE version: Bylec-Tum Productions
2012 - CD version: Demonhood Productions




Uscito inizialmente su CD per la norvegese Demonhood Productions, il debutto dell'anno 2012 dei blackster spagnoli MUERT viene ripresentato agli abitanti dell'underground con una ristampa su cassetta (a tiratura limitata) voluta e confezionata dalla nostrana Bylec-Tum Productions di Giancarlo Gelormini (ex-redattore e scrittore dell'omonima 'zine cartacea scritta in inglese e pubblicata fino a quell'ultimo numero 14 che vedeva interviste a gruppi quali Akitsa, Acrimonious, Bahimiron, Mord, Dusk, Funeral Procession, Graupel, Wolok, Lathspell, Pestnebel e altri ancora). Chiunque sia un cultore del genere potrebbe aver già sentito parlare di questo gruppo di Tenerife che, in modo deciso, mischia il proprio sangue infettato dalle Divinità degli Inferi con l'eroina bollente sciolta dagli svedesi Nåstrond, a mio parere, una delle principali fonti di ispirazione per Ebola (voce, chitarra), Guayota (batteria) e Satur (basso). Anche il riffing, a ben vedere, richiama quello degli scandinavi su citati. Potete quindi ben immaginare cosa sgorga dalle vene del trio delle Isole Canarie: un distillato di veleno che farà annegare i vostri sensi in un'atmosfera mortifera che squarcia la tenebra. Il lavoro è prevedibile ma grezzo e bastardo, perciò non mancherà di entusiasmare quanti cercano e collezionano materiale diabolico senza compromessi. Che gli eretici si facciano avanti.

Contatti: 

facebook.com/muert666
bylec-tum.com 
bylec-tum@libero.it 

TRACKLISTING: Introducing Death, Holocaust in the Christian Tombs, Hordes in Battle, In the Graveyard My Perdition, Burial in the Forest, The Hateful Ritual, A Night with No Mercy, Noelia Old Skull, Storm in the Cathedral of God







Recensione: VENOM "From the Very Depths"
2015 - Spinefarm Records




Che lo si ami o che lo si odi, il redivivo Conrad Thomas Lant dei VENOM (soprannominato Cronos) è stato uno dei personaggi più rilevanti ed influenti della scena heavy metal degli anni '80 o se preferite, di quel leggendario movimento musicale denominato e meglio conosciuto come NWOBHM (New Wave of British Heavy Metal). E' doveroso riconoscere la sua indiscutibile importanza nello sviluppo di certe sonorità. Questi sono giorni importanti per il musicista nato a Londra nel gennaio del 1963, perché oltre ad aver già compiuto i suoi anni da una settimana (il 15), a breve si ritroverà a riaccendere le numerose candele per festeggiare l'uscita del nuovissimo album della sua bestia, intitolato "From the Very Depths" (in commercio dal 26 di questo mese via Spinefarm Records). Anche se per alcuni di voi sembra essere passato solo poco tempo dal precedente lavoro in studio uscito nel 2011 ("Fallen Angels"), per altri può sembrare un'eternità, soprattutto se si prendono in considerazione i più accaniti sostenitori della band inglese. I Venom non sono più quelli di una volta, ma è inutile ripeterlo nel 2015, lo sappiamo un po' tutti. Perciò, oggi, è meglio mettere a fuoco attentamente ciò che hanno da proporci su questa ultima fatica che vede coinvolti nella line-up il chitarrista Rage e il batterista Danté, dopo la dipartita dei membri storici quali Mantas e Abaddon. Se in passato la proposta dei nostri ha sconvolto e rivoluzionato i diversi canoni del metal tradizionale sotto un profilo strettamente musicale ("Welcome to Hell" - 1981, "Black Metal" - 1984), con il presente "From the Very Depths" si cerca quantomeno di mantenere viva la tradizione del loro stile facendo leva su di un songwriting che mantenga ardente sia l'intensità granitica delle origini (la title track messa in apertura o "Grinding Teeth", per fare solo due esempi) e l'impatto virile dell'hardcore che, è sempre stato parte fondamentale della musica dei britannici (la spietata "The Death Of Rock N Roll" e la volgare "Long Haired Punks" ci sputano in faccia adrenalina contagiosa). Caratterizzato nella sua forma base dal massiccio uso di riff taglienti e circolari, "From the Very Depths", non deluderà le aspettative, mettendo al primo posto quelle degli scettici. Alle tracce da me descritte poc'anzi aggiungente pure "Mephistopheles" e capirete perfettamente l'intenzionalità di Cronos. I Venom continuano a fare della loro musica una puttana che se pur deturpata, viene ancora una volta denudata e stuprata dai continui cambi di tempo al fulmicotone ("Stigmata Statanas") e da riff/assoli assassini (si potrebbero chiamare in causa le meno elaborate "Crucified" e "Temptation"). Attraenti le tetre atmosfere strumentali di "Ouverture". Preso coscienza della realtà dei fatti e dell'attuale periodo storico in cui agiscono questi veterani, "From the Very Depths" si conferma un full-length valido, quindi merita di essere acquistato. Io ho provveduto. Bentornati!

Contatti: venomslegions.com

TRACKLISTING: Eruptus, From the Very Depths, The Death of Rock 'n Roll, Smoke, Temptation, Long Haired Punks, Stigmata Satanas, Crucified, Evil Law, Grinding Teeth, Ouverture, Mephistopheles, Wings of Valkyrie, Rise





giovedì 22 gennaio 2015

Recensione: THE ORDER OF APOLLYON "The Sword and the Dagger"
2015 - Listenable Records




Formatisi nel 2008 per volere di BST e del compagno Daniel Wilding (attualmente nei Carcass ed ex-Aborted), i THE ORDER OF APOLLYON hanno da subito focalizzato la propria attenzione su una ricerca musicale composta da brutalità, tematiche estreme, tantissimo groove e atmosfere oscure; il tutto anticipato ed esposto sul debutto "The Flesh" uscito nel 2010. Dopo dei cambi di line-up radicali, il gruppo è tornato più affiatato e compatto per delineare meglio il "profilo" che li caratterizza, quello già collaudato sul fronte live (ricordo l'apparizione all'Hellfest del 2014). La forma di annichilimento utilizzata dai The Order of Apollyon nel songwriting del nuovo "The Sword and the Dagger" diventa l'elemento indispensabile per dare lustro a questa proposta rabbiosa che corrode ogni cosa dall'inizio alla fine. La loro espressività, pur non essendo originalissima, si espande in un crescendo tra black e death metal (a tratti dal contegno industriale) abbastanza affidabile che, mette in mostra l'abilità dei nostri sia in fase compositiva che esecutiva. Al tempo stesso, però, i The Order of Apollyon sembrano un'entità dalla personalità altalenante, forse troppo impegnati ad inseguire i passi fatti da alcuni esponenti 'maggiori' della scena metal. In questo secondo capitolo discografico, sono veramente pochi i momenti da ricordare, ma non posso nemmeno dire di aver assaporato un brutto lavoro. Sicuramente a qualcuno potrebbero piacere, per quanto mi riguarda non li ritengo particolarmente indispensabili. Verrà pubblicato il 16 Febbraio 2015.

Contatti: facebook.com/theorderofapollyon

TRACKLISTING: Own the Youth, Hatred Over Will, Our Flowers Are the Sword and the Dagger, Al 'ankabout, Hold Not Thy Peace, O God of My Praise, Chants of Purification, The Curse Is Poured Upon Them, By Your Command We Return to Dust, Eight Pillars, The Hand That Became Weak, Omnis Honor Et Gloria




Recensione: OBLITERATIONS "Poison Everything"
2014 - Southern Lord Recordings




Continua senza sosta il costante lavoro di ricerca da parte della label statunitense Southern Lord (fondata da Greg Anderson dei Sunn O))) nel 1998) che da poco meno di un anno ha regalato un importante contratto discografico agli OBLITERATIONS di Los Angeles, una creatura nata per volere di quattro musicisti naviganti in acque completamente diverse da quelle che bagnano questo breve ma intenso album di debutto. La line-up è costituita da Stephen McBean dei Black Mountain alla chitarra, Austin Barber dei Saviours al basso, Sam James Velde dei Night Horse alla voce e l'energico drummer Flo Schanze. Obliterations è un nome che rispecchia perfettamente la tradizione del punk/hardcore old school e non si rimane assolutamente spiazzati se la band ha deciso di completare il quadro aggiungendovi una copertina grezza, sempliciotta, convertita in 'black and white' e un titolo velenoso, "Poison Everything", in sintonia con la musica suonata. La storia del genere insegna che l'originalità non è mai stata una caratteristica fondamentale in questo campo, né tanto meno indispensabile, soprattutto se si tiene in considerazione che tali sonorità sono sempre state un propellente per incendiare determinate tematiche, spesso immediate e poco garbate. Il messaggio è la prima cosa che deve bastonare l'ascoltatore! "Poison Everything" è un ottimo esempio di come i nostri abbiano imparato la lezione dei Maestri Black Flag per stabilizzare il proprio sound. Gli Obliterations sanno come far detonare la furia irruenta dei riff veloci e le ritmiche sostenute della batteria, accompagnate dalla voce sgraziata di Sam, che probabilmente vede la sua unica fonte di ispirazione in Henry Rollins. Nelle canzoni composte dai nostri si possono facilmente trovare dei parallelismi con i primi esecutori del 'grunge' più crudo, quello prodotto principalmente nello Stato di Washington, in particolare nella città di Seattle ("Open Casket" e la penultima "The Middle Of The End"), ma anche delle similitudini con il temperamento rock'n'roll degli Zeke ("Head Wounds"). A chiudere il cerchio ci pensa la produzione ruggente curata da Chris Owens nei Studio 606 e il mixaggio cucito da Kurt Ballou dei Converge presso i suoi God City Studio a Salem. Se desiderare ascoltare qualcosa di scarno e tempestivo, allora puntate ad occhi chiusi su questi Obliterations perché sapranno tenervi buona compagnia per tutta la durata del disco (28 minuti). Headbanging assicurato! Disponibile da Ottobre del 2014.

Contatti:

obliterationssl.bandcamp.com/releases
facebook.com/Obliterations

TRACKLISTING: Mind Ain't Right, The One That Got Away, The Narcissist, Poison Everything, Black Out, Head Wound, Scapegoat, Shame, Normalized Decline, Ad Nauseam, Open Casket, The Middle Of The End, Crawl Inside



mercoledì 21 gennaio 2015

Recensione: DOOMRAISER "Reverse (Passaggio Inverso)"
2015 - BloodRock Records




Più passano gli anni e più ci si rende conto che i gruppi italiani di spessore continuano a dare filo da torcere a numerose formazioni straniere da prima pagina. Questa è la fottuta realtà e nessuno potrà negare l'evidenza! I romani DOOMRAISER (attivi dal 2004 e con già tre dischi e tre split alle spalle) meritano la vostra attenzione non solo per la grinta e la passione con cui si approcciano alla loro musica ma anche per il modo in cui la concepiscono di album in album. Oggi, il doom metal dei capitolini si fa più muscoloso, roboante e si ricollega molto spesso a chiari riferimenti classici del genere che aumentano l'intensità espressiva della proposta. Tutti i musicisti coinvolti nella line-up suonano al massimo delle potenzialità ed è proprio questo ad emozionarmi durante l'ascolto del nuovo "Reverse (Passaggio Inverso)". Le sonorità dei Doomraiser vengono impreziosite notevolmente dalla prova singolare del singer Cynar, bravo nel raggiungere delle incredibili estensioni vocali che mirano a lasciare il segno in tutte le varie metriche riversate sulle sei differenti composizioni presenti nel full-length. C'è ovviamente tantissimo dei vecchi padri in questi solchi (sarebbe superfluo elencarli tutti), ma si possono anche gustare dei brani maestosi che, in parte, incarnano alla perfezione l'anima oscura dei migliori Cathedral o quella rozza e sfrontata dei Down di Phil Anselmo (lo dimostra la lunga e pachidermica "Ascension 6 to 7", inturgidita da bellissimi assoli di chitarra). La continua attività live del gruppo ha fatto sì che diventassero uno dei modelli più apprezzati sul suolo italiano e su quello oltreconfine (considerate il fatto che i Doomraiser hanno condiviso il palco con Electric Wizard, Shrinebuilder, Toner Low, Ufomammut, Crowbar, Orange Goblin, Witchcraft, Nick Olivieri & Mondo Generator, Red Sparowes...). In "Reverse (Passaggio Inverso)" la pesantezza del doom possiede una forza ragguardevole. L’album è stato registrato da Marco "Cinghio" Mastrobuono e Matteo Gabianelli nei Kick Recording Studio di Roma, mixato e masterizzato dal grande Billy Anderson presso Everything Hz (Portland, Oregon - USA). Fatelo vostro. I miei più sinceri complimenti ragazzi.

Contatti: doomraiser.net - facebook.com/doomraiser

TRACKLISTING: Addiction, Mirror of Pain, Ascension: 6 to 7, Apophis, In Winter, Dio Inverso (Reverse)



martedì 20 gennaio 2015

Recensione: UNBORN GENERATION "Dead Generation of Men"
2015 - DIY




Gli UNBORN GENERATION riflettono bene quello che hanno imparato dalle migliori formazioni del grindcore/death metal (Rotten Sound?!?). La band finlandese, dopo aver già confezionato quattro album in soli sette anni, non demorde, non molla e sa come fare musica veloce, mordace e abbastanza intrigante. Il nuovo "Dead Generation of Men" irrompe sul mercato del DIY con una carica esplosiva che, sprigiona ritmi forsennati, lanciati contro l'ascoltatore senza tenere conto dell'entità dei possibili danni. Nessuna rivoluzione, il cuore dei quattro musicisti coinvolti nel progetto pulsa violentemente e questo martellante ed insistente battito meccanico viene alimentato da un senso opprimente di pesantezza incondizionata. I brani presenti nel disco sono brevi, mozzafiato, si avvalgono di una produzione sporca ed incisiva per far capire agli appassionati del genere che lo spirito del gruppo resta immutato nonostante i dodici anni di carriera. L'impostazione compositiva è piuttosto buona, sebbene i riff di chitarra e le componenti utilizzate dalla devastante sezione ritmica siano purtroppo macchiate da una costante sensazione di "già sentito" (doveroso sottolinearlo). Interessante la prestazione del cantante Juho-Pekka Airaksinen, munito di una timbrica lacerante spesso viziata dalla vecchia scuola dell'hardcore. Non so quanto serva criticarli perché si sa che in certe correnti stilistiche, la coerenza è sinonimo di affidabilità, perciò, presumo che i nostri abbiano optato per tale direzione in modo da non snaturare la propria attitudine e il sound che li rappresenta. "Dead Generation of Men" scorre senza problemi rilevanti ma senza lasciare segni indelebili del proprio passaggio. Da tenere d'occhio, in ogni caso.

Contatti:

unborngeneration.bandcamp.com/dead-generation-of-men
facebook.com/UnbornGeneration

TRACKLISTING: The Last Joke, In the Corner, Hall of Pigs, Spugilist, You, Malebolge, Throne of Dismay, Entitlement of War, Forged in the Sun, Hero, Loose Yourself, Duke, Bred for Wolves, Mutilator, Trapped





Recensione: NAPALM DEATH "Apex Predator - Easy Meat"
2015 - Century Media Records




Quindici album dannatamente estremi (alcuni dei quali votati alla ricerca e alla sperimentazione), quindici sfide al conformismo, quindici storie vere fino al midollo per raccontare 33 anni di attitudine grindcore. Gennaio 2015: I NAPALM DEATH sono ritornati sulle scene con lo scopo di illustrare un altro manifesto che non ha nessun legame con gli ambienti musicali da futile intrattenimento. Che sia chiaro! La perseveranza, il sacrificio, la caparbietà, possono far raggiungere (gradualmente) grandi risultati. Perché non è facile imprimere il proprio nome nella 'storia' di un genere specifico e riconoscibile! Mark "Barney" Greenway, Shane Embury, Mitch Harris, Danny Herrera (senza dimenticare il defunto Jesse Pintado 1969-2006) ci sono riusciti nel tempo e per arrivare a questo traguardo hanno dovuto spremere il proprio corpo fino all'ultima goccia di sudore. Questa posizione di riguardo (oggi privilegiata) consentirà loro di uscirne nuovamente vincitori. Il nuovo disco "Apex Predator - Easy Meat" (pubblicato dalla Century Media) dimostra che il 'vero' senso dell'arte nella musica estrema non è morto. In questo caso i risultati sono strabilianti: un lavoro dinamico, tanto notevole quanto, col senno di poi, ancora una volta aggrappato allo stile animalesco dei nostri, e perciò ricchissimo di nuove sfaccettature, traboccante d'idee (in parte innovative), e di una vitalità incredibile. Spero che tale messaggio sia recepito al meglio, non solo dai tantissimi fan di vecchia data ma soprattutto da quelli più giovani. "Qui non c'è nulla di nostalgico". Penso che, ora come ora, per i Napalm Death, l'unica priorità è quella di far evolvere il sound di album in album e "Apex Predator - Easy Meat" si incastra alla perfezione nell'attuale periodo di vita dei quattro musicisti. Tutto ha un senso logico, si, perché i Napalm Death pur avendo trovato spesso delle vie di fuga secondarie per allontanarsi dalla prevedibilità (vedi "Diatribes" - 1996, "Inside the Torn Apart" - 1997 e "Words from the Exit Wound" - 1998) sono riusciti con carattere a riappropriarsi della loro identità, ritornando a pestare duro da quel full-length al cardiopalma uscito nel 2000 e che risponde al titolo di "Enemy of the Music Business". Da allora altri 14 anni sono passati e il gruppo ha lasciato alle cose lo spazio per evolversi, senza vederle cioè come qualcosa di "perfettamente formato". L'ultimo "Apex Predator - Easy Meat" rivela la forza di un gruppo unico, affiatato, compatto, determinato, impegnato a dar corpo ad un'intesa feroce ed equilibrata, la stessa che si infiamma on stage. Da questa loro vorace estremizzazione (musicale e concettuale), da questi loro ideali, discende la necessità di colpire tutti quei poteri religiosi e politici le cui ambizioni, avidità e perversioni sono state nell'arco dei millenni foriere di sofferenze e miserie per il genere umano. Con il disco in questione, il fine ultimo dei Napalm Death, dunque, non è quello di conseguire una supremazia personale ed egoistica, al contrario, lo scopo continua ad assere quello di realizzare delle composizioni di qualità. Mettendo in moto brani quali "Stubborn Stains", "Timeless Flogging", "Cesspits", "One-Eyed" o la più cadenzata e malata "Dear Slum Landlord..." i feroci e spietati Napalm Death ci sputano in faccia la loro innata grandezza, quella che continua ad essere nemica dello sporco consumismo contemporaneo (l'immagine che vedete riflessa sulla copertina altro non è che lo specchio della nostra realtà). All'interno di "Apex Predator - Easy Meat" tutto è cinico, aggressivo, urgente, fugace, in parte innovativo, eppure tutto al posto giusto. Inchinatevi davanti ai MAESTRI. Da acquistare a scatola chiusa.

Contatti: napalmdeath.org

TRACKLISTING: Apex Predator - Easy Meat, Smash a Small Digit, Metaphorically Screw You, How the Years Condemn, Stubborn Stains, Timeless Flogging, Dear Slum Landlord..., Cesspits, Bloodless Coup, Beyond the Pale, Stunt Your Growth, Hierarchies, One-Eyed, Adversarial / Copulating Snakes



lunedì 19 gennaio 2015

Recensione: LORD DYING "Poisoned Altars"
2015 - Relapse Records




La Relapse Records pur avendo un fondamento stabile nella musica estrema sta annoverando tra le proprie file tanti gruppi diversi tra loro che, in un modo o nell'altro danno linfa all'ampio catalogo dell'etichetta della Pennsylvania. Tra le realtà più promettenti uscite negli ultimi 4 anni ci sono sicuramente i LORD DYING, autori di un sound cingolato e massiccio, quello che per impatto e urgenza deve molto a gruppi come High On Fire, Black Tusk, Red Fang (Aaron Beam, vocalist di questi ultimi appare come guest in "An Open Sore") e che non suona affatto banale. Forse il gruppo di Portland stenta ad osare ed è proprio questa la pecca più grande o il limite che li penalizza maggiormente (era successo anche con i precedenti lavori). Efficaci come il genere suonato comanda, i Lord Dying si muovono quasi sempre su ritmiche cadenzate, dirette, ruggenti, e vanno spesso a colpire nella maniera più semplice possibile. Nel nuovo "Poisoned Altars" non mancano nemmeno i fraseggi maggiormente articolati che ricordano i Mastodon meno solenni e atmosferici: la su citata "An Open Sore" oppure "Offering Pain (and An Open Minded Center)". La produzione robusta messa a punto da Joel Grind dei Toxic Holocaust riesce a rinvigorire ogni singolo passaggio composto dagli americani, perciò il disco scorre senza particolari affanni. L'aspetto positivo della nuova release sta nel fatto che il trio è in buona forma e lo si capisce subito. Un disco discreto, ma ci vuole ben altro per farmi entusiasmare veramente.

Contatti: lorddying.bandcamp.com - facebook.com/LordDying

TRACKLISTING: Poisoned Altars, The Clearing at the End of the Path, A Wound Outside of Time, An Open Sore, Offering Pain (and an Open Minded Center), Suckling at the Teat of a Sheabeast, (All Hope of a New Days)... Extinguished, Darkness Remains


Intervista: MACMYC - "VIVERE E LOTTARE SENZA FINZIONI"






ATTRAVERSO LA MIA SON OF FLIES WEBZINE CONTINUO A SUPPORTARE I GRUPPI E GLI ARTISTI CHE MERITANO DAVVERO. NON HO MAI GUARDATO O DATO IMPORTANZA ALLA DIFFERENZA DEI VARI GENERI MUSICALI PERCHE' QUELLO CHE A ME IMPORTA E' ASCOLTARE TUTTO CIO' CHE HA VALORE E CHE RIESCE AD EMOZIONARMI. NON SONO MAI STATO UN CULTORE DEL RAP, MA POSSO AFFERMARE DI POSSEDERE UNA BUONA CULTURA E CONOSCENZA DEL GENERE, SOPRATTUTTO DI QUELLO DEGLI ANNI '90. COME MOLTI DI VOI SAPRANNO GIA', NELLA NOSTRA NAZIONE E' SEMPRE PIU' RARO TROVARE QUALCOSA DI VERAMENTE VALIDO E CHE SI SAPPIA DIFFERENZIARE! ESPRIMENDOMI A CUORE APERTO, DICO CHE I SAVONESI DSA COMMANDO MERITANO RISPETTO NON SOLO PER LA LORO COMPETENZA E PROFESSIONALITA' IN MATERIA, MA ANCHE PERCHE' FIN DAGLI ESORDI PORTANO AVANTI IL LORO VERBO CON "VERA" ATTITUDINE UNDERGROUND! OGGI, HO IL PIACERE DI CHIACCHIERARE CON UNO DEI MEMBRI DELLA CREW: MACMYC. IL MOTIVO E' MOLTO SEMPLICE: L'MC HA DA POCO PUBBLICATO IL SUO NUOVO ALBUM INTITOLATO "SKINWALKERS", UN LAVORO RICCO DI OTTIME IDEE E DI PROFONDI SIGNIFICATI. QUESTA INTERVISTA ESCLUSIVA VI PERMETTERA' DI ADDENTRARVI NEL SUO MONDO...

1. Quali sono i reali motivi che ti hanno portato a realizzare questo nuovo album solista a distanza di sette anni dal precedente "13"?

- Non esiste un vero e proprio motivo, mi piace fare anche Rap "classico" e scrivendo da solo ho la possibilità di lavorare alla creazione di varie canzoni molto differenti da quelle presenti nella nostra discografia come gruppo, ho aspettato 7 anni solo perchè non avevo tempo per scrivere le mie robe, dato che in quel periodo, tra un problema e l'altro nella vita di tutti i giorni, ero più impegnato con il gruppo.

2. Sia tu che i tuoi compagni coinvolti nei DSA COMMANDO viaggiate su canoni stilistici distanti dal classico sound dell'hip hop italiano. Una scelta sicuramente voluta ma decisamente controcorrente, non trovi?

- Come DSA abbiamo sempre portato avanti un idea e un immaginario ben preciso, voluto e studiato nei minimi particolari. per rispondere alla tua domanda direi: Si! Siamo sempre stati controcorrente, contro tutto e tutti!

3. Pensi mai al tuo passato? Che opinione hai del tuo percorso artistico sino a oggi?

- Nella vita in generale si, ogni tanto penso al passato, ma solo per ricordarmi delle cazzate che facevo ahhaha, ma nella musica assolutamente no, nel mio percorso artistico vedo un miglioramento dovuto all'impegno, al duro lavoro e allo studio, e vivo sempre guardando al futuro con la consapevolezza di poter sempre migliorare.

4. Ascoltando alcuni dei tuoi testi suppongo ti piacciano molto le tematiche di fantascienza e i temi legati agli extraterrestri. Se oggi dovessi scegliere un film, quale ti rappresenterebbe meglio?

- Adoro la fantascienza, sotto certi aspetti sono un vero nerd, ma non saprei risponderti con un film in particolare, ne guardo in quantità industriale e di svariati generi, posso risponderti dicendo che il mio film preferito è sicuramente Arancia Meccanica. E se c'è un personaggio cinematografico che mi ha colpito molto ultimamente è Rust Cole di True Detective. I dialoghi sono un po' il mio pensiero della vita in generale, consiglio a tutti di guardare quella serie.

5. Circolano opinioni abbastanza controverse sul tuo ultimo full-length "Skinwalkers". Perché secondo il tuo punto di vista? Puoi dirci prima di tutto cosa rappresenta per te?

- Beh, non so che opinioni circolano, e sinceramente non mi interessa, ho sempre fatto musica in primis per me stesso e la maggior parte della gente che giudica al giorno d'oggi, lo fa per riempirsi la bocca e per lasciare il proprio commento sterile in questo mondo virtuale del cazzo, senza contare che su 10 almeno 7 non hanno mai scritto una riga in vita loro. Per me questo disco rappresenta semplicemente la voglia di fare un disco, di fare musica, perché ne sono in grado, perché fa parte della mia vita e perché (perdonami la spacconaggine) ogni prodotto dei DSA COMMANDO spacca brutalmente! ...Alla fine "Skinwalkers" rappresenta: l'ennesima bastonata sulle vostre gengive.



6. Parlando dei DSA COMMANDO: La vostra musica è in contrasto con tutto quello che va di moda adesso. Allo stesso tempo diversi gruppi o rapper italiani più giovani sembrano suonare e seguire quello che voi proponete già da diversi anni. Ti sei fatto un idea al riguardo?

- Molti lo fanno, dalle tematiche, alle grafiche delle copertine, al modo di porsi nei live, da un lato questa cosa fa piacere perché quando sei "parruccato" da qualcuno è sempre sinonimo che la tua roba è originale e che funziona, il problema è che certa gente se la spacconeggia facendo credere ai più giovani che sia farina del loro sacco, quando noi lo facciamo dal 2003, senza i feat. dei rapper del momento per arrivare in cima con la "spinta" di qualcun'altro, e senza molti compromessi... Ma come dice Fox Mulder: la verità è la fuori!

7. Hai scelto "Skinwalkers" come titolo del disco. Qual è il significato che gli attribuisci? Che legame c'è tra il titolo, i testi e la copertina che lo riveste? Perché hai scelto questa immagine? Chi è l'autore?

- Non voglio risponderti nei dettagli a questa domanda perché vorrei che l'immaginario di questo disco rimanesse interpretabile per ognuno degli ascoltatori, l'autore della copertina è Francesco Gallo, un fumettista davvero talentuoso che ha lavorato per la Sergio Bonelli Editore, la casa produttrice del mio fumetto preferito (Dylan Dog) quindi puoi immaginare la felicità di avere una copertina disegnata da lui.

8. I testi dell'album sono molto personali, di natura molto violenta e anche critici nei confronti della società odierna. Non mancano quelli che indirettamente si scagliano contro il sistema o che raccontano della tua vita personale. Tutto questo lo trovi necessario per esprimere te stesso al meglio?

- Certo, lo trovo indispensabile, in "13" ero molto giovane e non sono riuscito a pieno a trasmettere tutto quello che volevo, quest'album è un po' come se fosse la mia carta d'identità... e ho cercato di creare un disco rap underground completo, con pezzi più legati alla vita di tutti i giorni, a i viaggi più mentali e deviati che ci caratterizzano in quello che facciamo dal giorno zero, passando per l' abc del rap ossia i pezzi un po' più frivoli e di intrattenimento.

9. Le tue canzoni sono in continuo mutamento. Vuoi evitare di cadere nella trappola della ripetitività? Quanto è importante il ruolo del tuo compagno Sunday nel processo di songwriting? Avete lavorato insieme sulle varie idee per i pezzi, oppure testi e musiche sono nate in differenti sedi?

- Come per i DSA COMMANDO così come per i miei lavori da solista, mio fratello Sunday è di vitale importanza, siamo una famiglia e ogni nostro lavoro è come fosse un figlio. Lavoriamo insieme alle canzoni e non solo, anche per le idee sui titoli degli album, dei pezzi, delle grafiche ecc ecc... In questo siamo tutti e 4 una squadra molto affiatata. Per il resto si, cerco di non ripetermi troppo nei pezzi (per quanto possa essere possibile) ma vorrei che ogni disco sia una cosa a se, posso già anticiparti che sto lavorando a un'altro progetto che sara totalmente diverso da quest'ultimo.

10. Che cosa significa per te essere hardcore nel modo di approcciarti al rap? Oppure non dai peso alle varie etichette che ti vengono affidate dalla gente esterna al tuo mondo?

- Per me essere hardcore significa fare il porno attore! ahhahaha... A parte le cazzate, hai detto bene, non do' molto peso alle etichette, tanti hanno parlato di noi mettendo in mezzo generi (non so neanche se esistono davvero) tipo rap doom, horror core, evil rap e bla bla bla... Noi facciamo rap underground parlando un po' di quello che ci pare. E si, la nostra musica è hardcore perché è dura, potente,senza mezze misure, in parecchi si sono messi questo termine in bocca senza saperne il REALE significato... E sopratutto senza accorgersi che sono tutto tranne che hardcore!



11. Hai delle particolari fonti di ispirazione?

- Questa anche se può sembrare una domanda semplice, per me non lo è. E' difficile rispondere. Ci sono un tot di cose che spesso non c'entrano neanche con la musica e che mi ispirano ugualmente. Ma se devo rispondere semplicemente parlando di suono, e tipologia di rap e di musica in generale, allora sicuramente posso dirti che mi ascolto molto quello americano e quello francese e poi va beh adoro i Black Sabbath, il blues, l'heavy metal e il rock '60\'70.

12. Tra gli ospiti del disco c'è anche DJ Argento (in "Isaiah 14.12"). Lui è anche l'autore del missaggio e del master di "Skinwalkers". Perché hai deciso di coinvolgerlo? E cosa pensi del lavoro svolto dai tuoi compagni Krin 183 e Hellpacso sulle tracce "Donato Bilancia", "Ghost & Goblin" e "Nessuna Cura".

- Con DJ Argento (bellaaa mirkoooo) si è creato, oltre che al lavoro, un bel rapporto di amicizia, l'ho voluto coinvolgere in questo pezzo perché mi piace molto il suo stile nello scratch, e anche per mischiare una atmosfera prettamente hip hop anni '90 con un pezzo che in sé parla di tutt'altro! Per quanto riguarda il missaggio, lui è riuscito a farci suonare i pezzi come volevamo e a renderli molto più professionali e competitivi. per quanto riguarda i mie amati fratellini, beh che dire. HellPacso e Krin 183 sono i miei mc's italiani preferiti. E in questo "Skinwalkers", come in ogni disco, hanno tirato giù tutto! Grandissimi.

13. I tuoi video sono molto curati e ben fatti, come quelli dei DSA COMMANDO. Avete una forte componente visuale e un gusto davvero unico nel cogliere determinati particolari. Quanta importanza date alla componente "scenica" del fare musica?

- Prima di tutto ti ringrazio di cuore per aver detto che i nostri video sono ben fatti. Per il resto penso che conti il fattore scenico, ma mai quanto lo spessore della canzone! Purtroppo in rete siamo pieni di video clip super curati per impacchettare canzoni di una bassezza culturale e grammaticale da asilo nido.

14. Per te cosa è più difficile oggi?

- Baciarmi i gomiti e toccarmi la punta del naso con la lingua.

15. Ti reputi un misantropo nella vita di tutti i giorni?

- Si, ho pochi amici, sto spesso da solo, ma non ho proprio una totale mancanza di fiducia nel genere umano. A questo mondo esistono molte persone che mi rendono fiero di appartenere a questo tipo di "specie animale", a mio parere sta diventando un po una moda la misantropia. E sopratutto dire che ti fa schifo la razza umana su facebook.

16. Quali sono i momenti più belli che ricordi in tutti questi anni passati con i DSA COMMANDO. Sia in studio che on the road?

- Ogni momento è stato fantastico, questo gruppo ci ha permesso di girare tanto, in Italia e anche all'estero, in posti che non avrei mai visto altrimenti, e ce ne sono capitate cosi tante che non basterebbe un libro per raccontarle, e chissa magari tra 10 anni ne scriverò uno.

17. Qual è il tuo maggiore obiettivo come musicista?

- Riuscire ad arrivare a un livello tale di flow e pronuncia delle parole da poter collaborare con mc's stranieri, e portare il nome dei DSA come una realtà a livello europeo. alla fine come si dice: Sognare non costa un cazzo.

18. Grazie per l'intervista. Lascio a te i saluti e le ultime parole per i lettori di Son of Flies webzine...

- Un saluto ai lettori della tua Son of Flies webzine, grazie per la chiaccherata, e se state ancora provando a baciarvi i gomiti, fidatevi che è davvero dura!


CONTATTI:

dsacommando.com
facebook.com/MAC-MYC
contact@dsacommando.com


Line-up: MACMYC vs SUNDAY


RECENSIONE:
MACMYC VS SUNDAY "Skinwalkers" 2014 - DIY







domenica 18 gennaio 2015

Recensione: SEPULCHRAL CURSE "A Birth in Death"
2014 - Chaos and Hell Productions




Dopo essersi formati nell'anno 2013 i SEPULCHRAL CURSE hanno bruciato le tappe per arrivare a confezionare nel Dicembre del 2014 questo debut EP contenente quattro tracce che, lasciano intravedere la direzione seguita dai nostri. Suonano old-school death metal questi finlandesi, quello che conosciamo grazie a gruppi più blasonati quali Autopsy e Incantation, ma senza mai dimenticare quelle rasoiate inferte a sangue freddo dai vecchi Repulsion di "Horrified" (1989). Come da manuale, i suoni tengono fede al marciume spurgato dai padri del genere, una melma grumosa che si incrosta velocemente nell'apparato uditivo di ogni death metaller che si rispetti. Nessuno di voi speri in qualcosa di orecchiabile o di raffinato perché i Sepulchral Curse sono nati per distruggervi con l'impetto corrosivo di un tempo. Purtroppo, si potrebbe rimanere schiacciati dal peso dei paragoni, in fondo i gruppi citati poc'anzi rimangono fondamentali per determinati musicisti coinvolti nel metal. L'EP uscito per la label greca Chaos and Hell Prod. soffre per una prevedibilità abbastanza scontata, che pur non essendo negativa, non riuscirà ad accontentare i palati meno grezzi. "A Birth in Death" non è stato pubblicato per chi segue l'ascesa dei filoni moderni di oggi, al contrario, il breve lavoro degli scandinavi è pronto per essere divorato dai cannibali dell'underground più marcio, fetido e pestilenziale.

Contatti: 

facebook.com/SepulchralCurseDM
sepulchralcurse.bandcamp.com/releases

TRACKLISTING: Sepulchral Curse, Demonic Pestilence, Infernal Pyres, Torn to Shreds


sabato 17 gennaio 2015

Recensione: MARDUK "Frontschwein"
2015 - Century Media Records




Ciò che ho sempre apprezzato degli svedesi MARDUK è la loro abilità nel far conciliare la carica distruttiva della musica con la tecnica pulsante in fase di esecuzione. Ogni nuovo album della bestia diabolica cavalcata dal chitarrista fondatore Morgan ha dell'incredibile e questo tredicesimo "Frontschwein" altro non fa che confermare lo status di cui godono nella scena del black metal mondiale. E non è un caso se tralasciando per un attimo i primi tre capitoli "Dark Endless" (1992), "Those of the Unlight" (1993) e "Opus Nocturne" (1994), nella discografia dei demoni scandinavi non ho mai riscontrato dei dischi meno riusciti.. sia tra quelli con il precedente vocalist Legion che i restanti con lo stabile Mortuus (Funeral Mist, Triumphator, ex-Winds). "Frontschwein", per chi scrive, è il full-length più oscuro ed evoluto che l'ensemble di Norrköping abbia composto finora. Forti anche di una formazione solida e ben rodata. I Marduk hanno ancora una volta spinto all'ennesima potenza con un lavoro che non è solo un semplice 'successore' del devastante e spietato "Serpent Sermon" dell' anno 2012. Le strutture dei brani sono sempre più ermetiche ed elaborate, l'approccio al genere ben calcolato e, composizioni come la title track posizionata all'inizio, o il tridente aguzzo formato da "Falaise-Cauldron of Blood", "Rope of Regret", "Thousand-Fold Death" fanno correre il gelo sulla schiena, riportando in auge lo stile claustrofobico che li tiene stabili sul trono del maligno. Più sofferto, decadente e ovattato è il piglio delle varie "Wartheland", "Nebelwerfer", "503". "Frontschwein" li catapulta in una dimensione elitaria e che mai come ora si mostra capace di lasciare solchi pesanti nella carne dei tanti fan di vecchia data. I Marduk vanno dritti per la loro strada senza provare pietà per i deboli!

Contatti: marduk.nu - facebook.com/Mardukofficial

TRACKLISTING: Frontschwein, The Blond Beast, Afrika, Wartheland, Rope of Regret, Between the Wolf-Packs, Nebelwerfer, Falaise: Cauldron of Blood, Doomsday Elite, 503, Thousand-Fold Death



Recensione: GORELUST "We Are the Undead"
2015 - PRC Music




Ci sono voluti ben vent'anni per vedere pubblicato un nuovo full-length dei canadesi GORELUST, gruppo che a quei tempi esordì grazie all'operato della ormai scomparsa Cryptic Soul Productions (etichetta nostrana che a metà degli anni novanta diete alle stampe i vagiti degli italiani Agonia, Enthralment, Undertakers e i newyorkesi Withered Earth). Stiamo parlando di storia e chi come me ha vissuto quei periodi sa bene cosa intendo. Il loro debutto intitolato "Reign of Lunacy" dimostrava delle buone qualità sul piano compositivo, anche se la produzione riservata a quel lavoro non brillava tantissimo. Ma a parte tale precisazione, non posso negare che questi deathster riuscirono già a convincermi nel 1995. Oggi, ritornano decisi con il nuovo "We Are the Undead" (pubblicato dalla PRC Music) e per questo posso finalmente constatare se le impressioni positive avute al tempo della mia adolescenza meritano una riconferma nel 2015. Sembra che l'attesa sia stata ripagata abbastanza bene, però, si poteva fare un po' di più. Va detto che i Gorelust non sono mai mediocri o sprovveduti, sanno suonare death metal, nonostante nel songwriting manchi qualcosa che faccia esplodere al meglio la personalità del nostri. Lo stile è simile a quello del primo album... talmente familiare a quella struttura tirata a lucido dai numerosi 'stop and go' da far diventare "We Are the Undead" un "Reign of Lunacy" parte seconda (lo stesso artwork di copertina e l'intro in apertura si ricollegano al vecchio lavoro in studio). Tutto ciò non so se potrà volgere a favore del gruppo dell'America del Nord. Sta di fatto che dopo un periodo di pausa così lungo non posso ritenermi deluso. Con canzoni dal taglio brutale quali "City of the Cannibals", "Wretched Life" e "Rape the Rapist" i Gorelust picchiano il ventre con forza e lasciano ben sperare per il futuro. Vi invito all'ascolto se non li conoscete. Io mi auguro che il prossimo passo sia quello decisivo.

Contatti:

prcmusic.bandcamp.com/wearetheundead
facebook.com/gorelustband

TRACKLISTING: Lunacy Still Prevails..., Rape the Rapist, Entering the Kill Fest, There Is No God, We Are the Undead, Penetrating the Weak, City of the Cannibals, Decapitate the Holy Whore, Farewell to the Flesh, Wretched Life



venerdì 16 gennaio 2015

Recensione: MORTUARY DRAPE "Spiritual Independence"
2014 - Iron Tyrant




Pur senza indulgere a forme di vuota celebrazione è giusto che si dia il dovuto onore ai nostrani MORTUARY DRAPE (nati nel lontano 1986), divenuti nel corso della lunghissima carriera, una 'cult' band per eccellenza, non solo in Italia ma soprattutto oltreconfine. E' bene quindi che almeno nei momenti più significativi si riaffermi la fede nei loro confronti! Questo nuovo album intitolato "Spiritual Independence" (che arriva a dieci anni di distanza dal precedente "Buried in Time") potrà nuovamente riunire in preghiera numerose orde di emuli e discepoli che, da ormai troppo tempo erano in attesa di rivederli sulle scene. Nel predisporre il rituale, i devoti adepti tengano conto che Wildness Perversion è finalmente tornato dietro le pelli della batteria oltre ad aver donato la sua voce ad ognuna delle composizioni presenti nel disco. Trattandosi di una rilettura del passato, il sound dei cinque, mira, giustappunto, a preferire l'aspetto narrativo delle emozioni / argomentazioni riportate in musica, ed è pure la stessa copertina a far emergere le funeste ambientazioni di un tempo. Il sentimento di intenso dolore risveglia le anime di quei dannati che non hanno mai avuto pace. Questo lavoro di rielaborazione emotiva dei simboli, dei significati, dei vissuti e dei processi spirituali risuona nell'aria colma di incenso come una campana sorda che urla il suo lamento in un giorno di lutto. Come il debutto "All the Witches Dance" (datato 1995), anche "Spiritual Independence" riporta sull'altare nero l'occulto sapere ("sapere nascosto") che, illuminato e riscaldato dalla luce fioca dei candelieri, riesce a far rivivere i suoi sviluppi durante il corso della storia. Sicuramente una cosa è certa: i Mortuary Drape svolgono un ruolo fondamentale sulla sponda esoterica dell'underground. Il trademark è rimasto inalterato, perciò i fan possono stare tranquilli. Bentornati.

Contatti: mortuary13drape.com

TRACKLISTING: The Hiss (instrumental), Lithany, Once I Read (Marble Tomb), Natural Death (1930-2011), Mortal Remains (Your Bones), Immutable Witness, Black Candle (instrumental), Ignis Fatuus (Deaf Space), 1600 Gnostic Year, Spiritual Independence (The Farewell)





Recensione: MARILYN MANSON "The Pale Emperor"
2015 - Cooking Vinyl




L'imperatore americano è tornato a governare il mondo che lo ha generato ..quel mondo in cui la presenza umana continua a sanguinare e subire le conseguenze degli avvenimenti passati e meno felici della nostra epoca! MARILYN MANSON o lo si ama o lo si odia e su questo punto siamo un po' tutti d'accordo (...oppure no?), ma non si può negare che anche il suo 'essere' uomo vivente, fatto di carne e anima, tende a conservare la sua sanità mentale e fisica a differenza del mostro chiamato 'artista' che, troppo spesso annega in tormenti/incubi nascosti dalla propria maschera di cera. Senza volerlo, il nuovo full-length "The Pale Emperor" diventa la più crudele "espressione dell'orrore" contemporaneo; a tal punto da farci cadere a pezzi dinanzi ad uno scenario tanto cupo quanto spietato. Brian Hugh Warner (classe 1969), nel bene e nel male, ha lavorato duro sulla sua immagine camaleontica e sul suo controverso percorso artistico per riuscire ad ottenere dei risultati credibili, se pur in un contesto mainstream e destinato (purtroppo) ad un pubblico troppo distratto dalla bizzarra figura provocatoria del 'personaggio' da copertina. Ma Marilyn Manson non è solo questo (doveroso sottolinearlo)! Perché, messo da parte il lato scenico, il musicista, nel corso degli anni, ha saputo affermare la sua voce e il suo linguaggio nel panorama musicale con degli album che per quanto di facile fruizione, hanno sicuramente mostrato delle idee in movimento, sempre in evoluzione ed innovative. Come da manuale, l'artista e attore, ha cambiato nuovamente pelle per tenere fede al ruolo scelto in questo ultimo film diretto dai suoi fantasmi più viscerali (!). "The Pale Emperor", affronta la tragedia di una Los Angeles offuscata dalla nebbia servendosi di un approccio singolare, concreto, penetrante e veritiero; un modo per trasformare quel senso di disagio schiacciante in una realtà sconvolgente. Marilyn Manson oltre ad essere un grandissimo performer è diventato un singer più espressivo, un vero interprete che sa emozionare l'ascoltatore e sui pezzi del disco in questione lo dimostra. Il metal moderno che caratterizzava le opere delle origini è ormai stato disciolto nell'acido e tutto ciò per favorire qualcosa che ha uno stretto contatto con i deliri in bianco e nero di artisti quali Nick Cave, Trent Reznor, David Bowie o l'iguana Iggy Pop. Lo stesso gesto che scolpisce "The Pale Emperor" piega improvvisamente in traiettorie affascinanti e brutalmente scoordinate. ..E' come se l'impeto irreversibile conducesse il frontman nato in Ohio verso una condizione di palpabile cecità, per seguire quella espressione conseguente la violenza di un'ossessione inventiva. Ed è così che collocandosi in questo orientamento, le dieci tracce conducono su di un campo diverso, ignoto al sistema logico del comune sentire. Marilyn Manson ha un pregio che va riconosciuto: vive su pelle l'attuale periodo storico e lo esplora con consapevolezza. Tutto si può dire di quest'album tranne che non sia personale, ispirato e riconoscibile. L'autoritratto di copertina sembra delineato dal Folle Genio di Francis Bacon. Consigliato a chi sa ascoltare!

Contatti: marilynmanson.com

TRACKLISTING: Killing Strangers, Deep Six, Third Day of a Seven Day Binge, The Mephistopheles of Los Angeles, Warship My Wreck, Slave Only Dreams to Be King, The Devil Beneath My Feet, Birds of Hell Awaiting, Cupid Carries a Gun, Odds of Even

BONUSTRACKS (Deluxe Edition): Day 3, Fated, Faithful, Fatal, Fall of the House of Death