domenica 31 marzo 2013

Recensione: KINGDOM "Morbid Priest of Supreme Blasphemy"
CD 2013 - hellthrasher productions




Fedeli ai propri principi i polacchi KINGDOM giungono al secondo album su Hellthrasher Prod. Un lavoro che continua sulla traccia lasciata dal precedente "Unholy Graveyard" (2008), ma questa volta il suono si fa più pieno e completo (anche se l'aspetto grezzo della produzione è ben messo in evidenza). Il feeling live dona alle tracce maggiore incisività, del resto per certe band diventa quasi inevitabile raggiungere l'ascoltatore con tali atmosfere. Il loro scopo ultimo è quello di essere spontanei, sinceri, e attraverso il sound oscuro messo su disco non si fa fatica a percepire tutto ciò. "Morbid Priest of Supreme Blasphemy" è uno di quegli album che farà la gioia dei più intransigenti e fanatici dell'old school death metal, quindi, niente a che vedere con molte delle formazioni, produzioni, dell'attuale scena death metal internazionale. Sia la voce che i riff suonano marci, datati, ancorati ad una sezione ritmica a volte tirata in altri lenta e asfissiante. Purtroppo, a tratti, risultano anche scontati, ripetitivi, per questo motivo ascoltateli attentamente e fatevi la vostra idea. Niente di esaltante, ma pur sempre una proposta sincera e adatta agli affezionati.

Contatti: hellthrasher-distribution6.home.pl

"MORBID PRIEST OF SUPREME BLASPHEMY" TRACKLIST: Slaves of Ruins, Krwawiąca Rana, Beast of the Sea, Morbid Priest, Supreme Blasphemy, Supposed to Rot (Nihilist cover), Summomed from Dead, Nameless King, Tombs of Dead, Syn Ognia.


sabato 30 marzo 2013

Recensione: FISTER "Gemini"
CD 2013 - autoprodotto




Dopo il primo full-length "Bronsonic" (2011) e una serie di brevi Eps, tornano gli americani FISTER. Lo fanno con la tipologia di sludge/doom trattata negli anni passati, riutilizzando la medesima rabbia, fino ad oggi incontaminata. Le differenze sostanziali del nuovo lavoro si possono denotare più nel mood che nelle strutture in se, infatti un esempio potrebbe essere proprio la title track "Gemini" (incatenata a tonalità sinistre e cupe). Il desiderio di esprimere una profonda drammaticità li avvicina minacciosamente verso un trauma sconvolto e intriso di sangue. Quasi inevitabilmente, diventano figure di orrore e depravazione, sempre complici di una macabra estasi dolente. L'espressione spasmodica del dolore si tramuta in piacere. Di fronte al loro sguardo, come una ruvida escrescenza negativa, l'ascoltatore nasconde le proprie paure sotto il colore nero della sua ombra. "Gemini" è supportato da un'istintività strumentale schizofrenica, sulla quale le voci diventano lame affilate e taglienti. La loro ferocia mette i brividi.

Contatti: fister.bandcamp.com

"GEMINI" TRACKLIST: Antitheist, Suicide Hessian, III, Gemini, Sinking Estonia, Permanent Chemical Psychosis, Invisible Corpse.


venerdì 29 marzo 2013

Recensione: MOSS "Horrible Nights"
CD 2013 - rise above records




Gli inglesi MOSS si cibano di sonorità pesanti e marce per catapultarsi nel fango bollente del nostro corpo. Il loro è un approccio contaminato dai grandi Electric Wizard, e basta poco per capire da dove derivano tutte le altre influenze presenti nelle canzoni dell'album. I MOSS sono tornati con un full-length minaccioso, nel quale spicca un rilevante riffing lento, opprimente, pastoso, oltre ad un basso che fa tremare i muri di casa. I brani sono dominati da una sensazione di malvagia perdizione. La musica doom / sludge di questa band è sempre altamente visionaria, disegnata da una voce lisergica che sa dare linfa alle atmosfere suonate e riflesse. Nulla di nuovo, ma ai Moss va riconosciuta l'apprezzabile abilità di saper comporre brani appetibili, evocativi e assolutamente oscuri nella loro lunga struttura. Basta ascoltare per farsi un'idea ben precisa.

Contatti: mossdoom.bandcamp.com/track/horrible-nights

"HORRIBLE NIGHTS" TRACKLIST: Horrible Nights, Bleeding Years, Dark Lady, Dreams from the Dephts, The Coral of ChaosI Saw Them That Night.


Recensione: CALL OF THE VOID "Dragged Down A Dead And Path"
CD | LP 2013 - relapse records




Spaccano i CALL OF THE VOID! Ci arrivano addosso come una frana di materiale roccioso! I nostri (provenienti dal Colorado) sono letali a causa della loro alta pericolosità. L'album dopo un passaggio iniziale lento parte subito velocissimo, con un movimento che ha come componente principale la caduta verticale sul nostro cranio. Riff crust, grind, hardcore caratterizzati da un'estrema rapidità, una pressione sprigionata da chitarre fulminanti centrifugate al di sopra del baricentro della sezione ritmica terremotante e delle vocals cattivissime di Steve Vanica. C'è energia, violenza, impatto, attitudine punk, tutto quello che serve ad una band del genere per far suonare a meraviglia la propria proposta. Hanno talento questi ragazzi e lo dimostrano nelle dieci song presenti sul disco. Finalmente ascolto qualcosa di veramente valido, una musica spacca ossa che non si limita al solo intrattenimento, al contrario, genera vibrazioni al vetriolo devastanti. Il debut "Dragged Down A Dead And Path" punta al sodo per atterrare gli amanti del genere. Brani come "Failure", "Bottom Feeder", "Breeding Grounds", "The Liar's Heart" non possono essere ignorati. Volete un consiglio? Non fateveli scappare! Consigliati! Spero di vederli presto dal vivo.

Contatti: CallofTheVoid303.bandcamp.com

"DRAGGED DOWN A DEAD AND PATH" TRACKLIST: Failure, Theory of Mind, Bottom Feeder, Endless Ritual Abuse, Abomination, Breeding Grounds, Napalm Lungs, The Liar's Heart, I Hope You Two Fuck, Faith & Filth.


giovedì 28 marzo 2013

Recensione: LAMIA VOX "Sigillum Diaboli"
CD 2013 - cyclic law




Nel sabba di LAMIA VOX ci sono grandi tavole imbandite sulle quali le streghe affamate gustano le pietanze repellenti che il demonio offre.
Al banchetto seguiranno danze liberatorie e nessuno potrà sottrarsi o peggio allontanarsi. Si danza all'indietro lentamente per venerare i demoni notturni, si danza tenendosi per mano mentre la nostra viscida coda si insinuerà tra i denti del martire che ci segue. Lamia Vox ci costringe a subire il suo rito sabbatico, ci comanda, leccandosi le ferire sanguinanti. La genialità presente in questo disco sconfina nella notte, attraversando le nebbie dell'aldilà. L'intensità estrema mi sembra risultare da un paradossale coniugarsi di queste due vie: la distorsione maniacale delle figure spettrali che coesiste con un trattamento alquanto bizzarro di ciò che le circonda. Virtù enigmatica, si vaporizza in un luogo che, nel caso specifico, è praticamente nullo, ma che deve essere percepito come luogo sperduto. Illuminazioni sconcertanti si spengono all'improvviso, e in definitiva è come se tutto accadesse nella crudezza della notte. E' dunque lecito dedurne che, in tutte le loro vibrazioni, queste sonorità dalle molteplici sfaccettature tendano a manifestarsi senza veli. Lamia Vox offre una prova clamorosa, geniale e nera come la pece. Mai ascoltato nulla del genere! Assolutamente IMPRESSIONANTE! "Sigillum Diaboli" è un CAPOLAVORO. Sarà pubblicato dalla Cyclic Law su digipack cd a sei pannelli apribili (limitato a 600 copie).

Contatti: facebook.com/LamiaVox

"SIGILLUM DIABOLI" TRACKLIST: Born Of The Abyss, Lapis Occultus, At The Crossroads Of The Worlds, Witches Night, Liberation, Enemy Of Heaven, Evil Comes From The North, Sigillum Diaboli, The Prophecy.


Recensione: HAVAN "Yajna"
CD 2013 - cyclic law




La canadese Cyclic Law è sinonimo di garanzia! Ogni sua release, ogni progetto pubblicato dalla label non passa mai inosservato. Diversi sono gli artisti del panorama dark ambient ad aver trovato rifugio presso la su citata etichetta. Oggi a turbare il mio equilibrio interiore ci pensa HAVAN, nuova entità messa in vita proprio da Frederic Arbour mente del progetto VISIONS (oltre che capo della Cyclic Law). Si ritorna così a camminare sugli anelli numerati dell'Inferno, sentieri sempre più stretti che si distendono in sequenza formando un tronco di dolore curvilineo.
In questa dimensione, ad ogni suono, corrisponde un eco di dolore, e in "Yajna" la drammatizzazione del malessere viene arricchita da una straordinaria creatività immaginativa. L'album riesce a trasmettere forte tensione, un'opera straordinaria perché frutto della mente di un solo uomo (anche se il compositore per questa registrazione è stato raggiunto da Harlow MacFarlane - FUNERARY CALL e Sarah Rosalina Brady - AMBER ASYLUM). Tutta l'oscurità sprigionata dall'unica traccia lunga 30 minuti proviene da un rituale registrato dal vivo nel mese di Novembre 2012. La struttura dei suoni coincide esattamente con la scura rappresentazione cosmologica dell'immaginario di Arbour, un'osservazione accurata, ricca e penetrante. Analog Synths, Guitar, Gongs, Bells, Voice ed Electric Violin sono alcuni degli strumenti utilizzati per raggiungere velocemente il cuore incandescente della terra. "Yajna" è un limbo immerso in una tenebra perenne. Fuori dal 31 Marzo in versione digi sleeve a 6 pannelli apribili (600 copie limitate).

Contatti: cycliclaw.com

"YAJNA" TRACKLIST: Yajna


mercoledì 27 marzo 2013

Recensione: STEVEN WILSON
"The Raven That Refused to Sing (And Other Stories)"
CD 2013 - kscope




Steven Wilson (Porcupine Tree) è uno di quegli artisti che non riesce a stare con le mani in mano, la sua è un'anima solitaria, complessa, buia, profonda. Un eletto al servizio della creatività. Ritorna con un nuovo album emozionale (il terzo da solista), un lavoro complesso nella sua fluida apparenza. Il musicista questa volta mette in scena sei lunghe composizione dal gusto dolciastro, sei scene drammatiche che risentono come sempre di allucinazioni "progressive" accurate e ben disposte. Numerose sono le sue influenze, vibrazioni eclettiche bagnate nelle acque curative del rock, fusion, jazz, progressive (appunto)... E' naturale sentirsi rapiti da questa musica così universale, sonorità toccanti che si avvolgono tra loro attraverso spostamenti eleganti, maniacali, e che sanno dove colpire per emozionare l'ascoltatore. La particolarità delle sue creazioni giace nell'ambiguità di fondo che le contraddistingue, bisogna attraversare un lungo processo di ascolto affinché ogni elemento utilizzato da Wilson possa trovare la giusta collocazione nella mente e nel cuore. Come da copione solo il genio riesce a manovrare ogni singolo strumento con la giusta armonia astratta, quella dote non comune a tutti, quell'illuminazione che solo pochi prescelti possono vantare. Un'altro diamante è stato gettato in fondo all'oceano in una notte di luna piena. Grazie Steven Wilson. Grazie per le emozioni.

Contatti: stevenwilsonhq.com

"THE RAVEN THAT REFUSED TO SING (AND OTHER STORIES)" TRACKLIST: Luminol, Drive Home, The Holy Drinker, The Pin Drop, The Watchmaker, The Raven That Refused to Sing.


Recensione: MILKING THE GOATMACHINE "Stallzeit"
CD 2013 - noise art




Sono divertenti i tedeschi MILKING THE GOATMACHINE, capaci di essere estremi nel sound ma allo stesso tempo spassosi per l'attitudine poco seriosa. Il gruppo è già al quarto album e sicuramente rispetto ai loro inizi dimostrano di aver intrapreso un discreto percorso di crescita, un'evoluzione (se così si può dire) che risente delle diverse esperienze accumulate nel corso degli anni. Forse piaceranno agli amanti del gore, death, grind per diversi specifici motivi, ma personalmente non mi sento particolarmente attratto dalla proposta. Sono onesti con le proprie idee, questo lo si può dire senza problemi, ma accade che i nostri inciampano spesso in situazioni complicate, difficili da gestire a parole in una semplice recensione. Il dubbio viene dopo svariati ascolti, ed è impresa ardua riuscire a distinguere la finzione dalla realtà, la serietà dall'ironia. Nel complesso "Stallzeit" è un disco spontaneo, singolare, ma non esente da pecche e limiti vari. I Milking The Goatmachine si cimentano pure nella cover di "Aces of Spades" dei Motörhead. Se seguite tale filone estremo dategli una possibilità. Lascio a voi la sentenza finale.

Contatti: facebook.com/milkingthegoatmachine

"STALLZEIT" TRACKLIST: Only Goat Can Judge Me, Goatriders in the Sky, Stallzeit, 3 Room Shed, Goatpainter, The Day I Lost My Bell, Salt Lick City, Milk 'Em All, Hornbreaker, Whoola Hoove Groove, StrawlessLook @ These, When a Goat Loves a Woman, Udder Infection, In 10 Years We Are Old School, Ace of Spades (Motörhead Cover).


martedì 26 marzo 2013

Recensione: ZOZOBRA "Savage Masters"
12" LP 2013 - brutal panda records




Ritornano a pestare duro gli americani ZOZOBRA (attivi dal 2006). Band formata da Caleb Scofield (Cavin In, Old Man Gloom) e che annovera anche Aaron Harris (Isis) e Stefen Brodsky (Isis' live member). Ed è così che Boston si riconferma terra fertile per ciò che riguarda sonorità estreme di un certo livello. La loro proposta si focalizza su un sound distorto, energico e pastoso che lascia solchi profondi, impronte tracciate da movimenti cingolati di un certo peso. Sludge/hardcore/post hardcore dei più bastardi, questo propongono i tre personaggi su citati. Brani che nella loro breve durata arrivano dritti in faccia lasciando cicatrici evidenti dalla lunga distanza. Senza fronzoli, senza pietà, i nostri prediligono l'attacco sincero, spietato, capace di essere tanto immediato quanto letale. Si, non c'è nulla di nuovo nella struttura di questi riff di chitarra, nelle ritmiche, nella voce aggressiva di Caleb, ma è pur vero che il gruppo nella sua tipica ossatura non manca di cinica potenza. Zozobra = Cattiveria Pura! Quando certi album riescono a intrattenere in questo modo e con un minutaggio così breve, non si fa fatica a masticarli fino alla fine. Provare per credere! "Savage Masters" è stato prodotto da Andrew Schneider (Unsane, Pelican). Consigliato a chi consuma tonnellate di sludge metal/post hardcore e a chi si scuote nervosamente sui colpi letali dei Trap Them di "Darker Handcraft". Disponibile dal 2 Aprile.

Contatti: zozobraofficial.bandcamp.com - facebook.com/ZozobraOfficial

"SAVAGE MASTERS" TRACKLIST: The Cruelest Cut, Venom Hell, Deathless, Black Holes, A Chorus Of War, Born In A Blaze.


Recensione: 14:13 "s/t"
LP | CD 2013 - specific recordings




Davvero pazzesco l'album d'esordio dei francesi 14:13 nelle cui fila milita Julien Louvet del rinomato progetto The Austrasin Goat. Le loro note si insinuano sotto pelle come "parassiti obbligati", la cui natura può ledere gli apparati interni al nostro corpo. Questi sei musicisti sono responsabili di sonorità schizofreniche, velenose, fuori controllo, riverberate, che si cibano della nostra pelle per entrare in contatto con la parte più subconscia dell'essere. Le atmosfere asfissianti presenti nel disco hanno una profonda influenza sullo stato emotivo relativo all'ascolto e alla rispettiva metabolizzazione di tale musicalità. Nello scorrere dei minuti, la persistenza di sintomi di alterazione diventa più marcata, con un'intensità tale da limitare le normali attività motorie. All'ascolto di ogni brano i sintomi più comuni includono allucinazioni uditive, deliri paranoidi e pensieri disturbanti. Difficile definire il sound dei 14:13, perché si manifestano davanti ai nostri occhi come una grande tela surreale, sulla quale ogni pennellata ha una precisa valenza, un preciso scopo. I fattori ambientali contrapposti ai deformi processi psicologici sembrano essere importanti fattori che contribuiscono allo sviluppo del songwriting. Emozioni assurde! Una dose letale di post rock / noise che entra in vena per amplificare i disturbi cronici relativi all'allucinazione imposta. Volete un abum originale, accattivante, fuori dalla norma? Allora dovete assolutamente comprare "14:13". Il rischio è che ne diventiate dipendenti come accade con l'eroina. Amazing band! Uscita prevista per il 20 Aprile 2013. La versione vinile è affidata alla Specific Recordings.

Contatti: 1413.bandcamp.com

"14:13" TRACKLIST: Dennis Hopper, Whorewurm, End prone ship, (f)rance fort(e) part. 1, (f)rance fort(e) part. 2, (f)rance fort(e) part. 3.


lunedì 25 marzo 2013

Intervista: PLASTIC VIOLINS OF DARKNESS
"SIMBOLO DI RESURREZIONE"






IL POLISTRUMENTISTA TEDESCO MARC E' L'UNICA MENTE DI PLASTIC VIOLINS OF DARKNESS. UN PROGETTO ISPIRATO, RAGGIANTE, CHE FONDE POST ROCK, STONER, PSICHEDELIA. L'INCARNAZIONE PERFETTA DELLA SUA ANIMA CREATIVA. A LUI LA PAROLA...

1. Per favore, puoi raccontarci la storia di Plastic Violins Of Darkness e perché hai deciso di dare vita a questo progetto? Da dove deriva il nome?

- Alla fine del 2011 un profondo interesse per la musica si è scatenato nuovamente in me, ho iniziato a esplorare diversi tipi di suoni, ascoltavo un sacco di sludge, doom, stoner, post rock, rock psichedelico e cose del genere. Rispolverai la mia chitarra perché non la suonavo da molti anni, acquistai un multi effetto stompbox e iniziai a suonare nuovamente nella primavera del 2012. Imparai a collegare il pedale al mio PC e come potevo registrare quello che stavo componendo. Ovviamente registrai i miei brani. I risultati divennero sempre migliori e così decisi di pubblicare un album per quest'anno. Il nome Plastic Violins Of Darkness è composto da parole che allora giravano nella mia mente, si materializzarono proprio quando stavo cercando disperatamente un nome per il progetto. "Violins" perché alcuni suoni atmosferici di chitarra nel background suonano come dei violini. "Plastic" perché nella mia musica ci sono degli aspetti artificiali, "Of Darkness" si riferisce ad alcune atmosfere buie e malinconici del sound. Questo è il significato del nome, ma non deve essere preso troppo sul serio.

2. "Plastic Violins Of Darkness" è un grande album... La musica è un post rock davvero suggestivo, pieno di sensazioni astratte. Sei d'accordo? Come si potrebbe descrivere la tua musica?

- Grazie... sì, l'album è molto atmosferico e si può incorporare nel post rock, space rock, rock psichedelico, qualunque sia tra questi. Le sensazioni astratte nella mia musica dipendono in larga misura dalla percezione di chi ascolta, il che significa che non funziona per tutti in questo modo, ma è bello quando si materializza. Vorrei descrivere la mia musica in questo modo: lenti riff ipnotici combinati con suoni atmosferici, liberi, galleggianti.

3. Che tipo di attrezzatura utilizzi per creare le diverse texture e toni nella tua musica?

- Ho utilizzato la mia chitarra, il mio multi effetto stompbox e vari effetti strani , ovviamente ho inserito dei plug-in nel mio software di registrazione per creare tutto questo. I suoni dei synth sono solo fortemente alterati da quelli della chitarra, non scherzo. E' divertente mutilare gli accordi di chitarra con effetti di riverbero oscillanti, filtri, modulazioni e così via. Utilizzo un registratore audio portatile per ottenere vari suoni ambientali. Ho acquistato un basso poco tempo fa.

4. Quanto tempo è durato il processo di songwriting e di registrazione?

- L'intero album è stato realizzato tra il luglio 2012 e il gennaio 2013. Le canzoni sono state scritte e registrate una alla volta. Il tempo per il songwriting è stato vario, a volte mi ci vogliono otto settimane per scrivere una canzone, in altre scrivo e registro in una sola settimana. La song "Oculus non vidit, nec auris audivit" era quasi finita nella mia testa quando ho iniziato la registrazione, è stata registrata un po' in fretta ma ci è voluto molto tempo per scriverla.



5. Plastic Violins Of Darkness mescola un sacco di suoni/stili differenti e non si limita ai soli elementi post rock. Trovi difficile avere un buon equilibrio tra le diverse parti? Oppure ti viene naturale?

- Si, è naturale per la maggior parte del tempo. A volte vorrei ottenere una canzone più pesante e più sporca, ma poi va a finire che diventa sempre bella, melodica, lucidata. Altre volte, quando sto sperimentando con un certo tipo di suoni, devo essere prudente per non esagerare con questi elementi. Comunque incorporando un po' di tutto è anche un buon modo per mantenere le cose in equilibrio.

6. Che cosa volevi ottenere con "Plastic Violins Of Darkness"?

- La maggior parte delle persone che conosco non credo facciano musica strumentale con brani più lunghi di 10 minuti, questo è anche uno dei motivi per cui ho pubblicato il mio materiale, per avere un riscontro dalla gente che ama questo tipo di sonorità. Registrare musica solo per me non era abbastanza, soprattutto da quando ho creduto nella qualità delle mie canzoni. Un sacco di buone cose sono successe da quando ho pubblicato la mia roba, alcune persone l'hanno ascoltata intensamente e ho ricevuto buone recensioni da parte di gende specializzate nella musica. Si tratta di una grande ricompensa per i miei sforzi e mi tiene motivato. In questo momento sto lavorando su nuovo materiale, provando a fare qualche progresso per vedere come funziona. Non ho intenzione di vivere di musica.

7. Far parte di una one-man band permette di creare musica in maniera indipendente. Suonare, provare... Organizzandosi. Quali sono secondo te i punti a favore per una one-man band? Quali le difficoltà?

- I punti a favore per una one-man band sono diversi: Si ha il controllo su tutto, non c'è bisogno di confrontarsi con i punti di vista e gli obiettivi di altri individui, quindi, aumenta anche la versatilità. È possibile modificare qualsiasi cosa, per tutto il tempo, senza chiedere a nessuno. Questo significa maggiore libertà artistica. Un altro punto a favore è che si può lavorare con un budget molto basso, è necessario avare poco spazio di lavoro e poca attrezzatura, senza sala prove e così via. Non c'è bisogno di organizzarsi in base agli orari degli altri e si può lavorare ogni volta che si vuole. È possibile registrare e pubblicare un album (rendendolo accessibile alle persone) in qualsiasi punto del pianeta, senza dover uscire di casa, cosa molto strana. Dall'altra parte si perdono gli effetti sinergici che possono arrivare quando si suona con altri musicisti, cioè non c'è una sorta di spirito di gruppo. Per esempio: io non sono un batterista e ho dovuto trovare una soluzione anche per questo. Essere una one-man band è bello per chi è solitario o misantropo, permette di isolarsi ancora di più dal resto del mondo, in quanto è necessario passare un sacco di tempo da soli nella fase di registrazione e missaggio. La maggior parte delle one-man band non suonano dal vivo (come me), quindi non c'è l'incontro diretto con il pubblico. Devo solo avviare il computer per controllare le reazioni al mio lavoro e quando l'ho spento niente di tutto questo sembra reale.

8. E' giusto dire che Plastic Violins Of Darkness rappresenta la tua totale visione su tutto? Hai deciso di essere una one-man band per necessità o per scelta?

- E' per necessità. Io non ho conosciuto nessuno con il quale ho potuto creare una visione comune e per di più non ho abbastanza tempo per una band, al momento. Nessun altro è coinvolto in questo progetto.

9. Come hai scelto la copertina di "Plastic Violins Of Darkness"?

- Ho preso solo una foto, modificandola un po'. E' stata scattata a Lipsia, in un negozio specializzato nella vendita di mobili di seconda mano. Hanno uno showroom pieno di campioni, pezzi anatomici e altre oscurità. Quando ho visto la lucertola, ho capito che sarebbe diventata la mia copertina. Così ho preso lo scatto. Per me contiene un po' di simbolismo. La lucertola è ovviamente morta, ma una lucertola è anche simbolo di resurrezione, in quanto le lucertole tornano in vita ogni primavera dopo la catatonia invernale. Il nome del progetto contiene la parola "darkness", l'immagine invece contiene una fonte di luce. C'è molto di più, ma che è un po' inverosimile.

10. Saresti interessato a collaborare con altri musicisti/artisti?

- Perché no? Attualmente non sono in contatto con nessuno.

11. Hai progetti per il futuro? Sia personali che creativi...

- Sto lavorando sul nuovo materiale per il mio secondo album.

12. Grazie per l'intervista!

- Grazie!



CONTATTI:

plasticviolinsofdarkness.bandcamp.com
facebook.com/pages/Plastic-Violins-Of-Darkness/479087825482316

PLASTIC VIOLINS OF DARKNESS line-up:

Marc - polistrumentista

RECENSIONE:
PLASTIC VIOLINS OF DARKNESS "P.V.O.D." CD 2013 - autoprodotto



Recensione: TORTURE KILLER "Phobia"
CD 2013 - dynamic arts records




Nella sua immediatezza/semplicità il nuovo dei finlandesi TORTURE KILLER è una bomba al tritolo. Mi piace particolarmente la scelta dei riff groovy e pesanti che non mancheranno di esaltare i fans più fedeli. Uno stile necessario a tenere vivo il feeling dei dischi precedenti, un atto di devozione verso il death metal più duro, solido, diretto, mid-tempo, no compromise. Il nuovo "Phobia" è una vera e propria bordata quanto ad impatto istintivo, ma anche ispirato, coerente e coinvolgente: un disco che rende giustizia al carattere dei quattro e capace di porli in una posizione specifica all'interno del panorama underground. Ritengo sia connaturato nei gruppi fare sempre passi in avanti, anche se spesso non vengono capiti. Qui tutto e stato ben composto prima di essere messo all'interno dell'album e tutto è stato registrato in chiave molto aggressiva. I Torture Killer si esprimono davvero alla grande ed ogni singola nota di ogni singolo strumento fa sì che "Phobia" suonasse in maniera organica. Tra l'altro anche l'immagine di copertina si adatta perfettamente a questo tipo di contesto. E' scarna, scheletrica, ma allo stesso tempo diretta e forte. Questo è un lavoro di pura brutalità, battezzato attraverso i rituali estremi presenti nei sui contenuti. "Phobia", "Await His Third Arrival", "Written In Blood" (con il featuring di Chris Barnes dei Six Feet Under), "Voices" fanno molto Male! Stavolta non v'è alcun cedimento e i Torture Killer possono finalmente godere in totale dei loro sforzi. Ovvio che ogni considerazione sulla band sarà soggettiva, ma per quanto mi riguarda "Phobia" è un full-length riuscito, da consumare a lungo. High Voltage!

Contatti: torturekiller.com

"PHOBIA" TRACKLIST: Devil's Reject, Phobia, Await His Third Arrival, Written in Blood,Faces of My Victims, March of Death, The Book of Dying World, Epitaph, Voices.


domenica 24 marzo 2013

Recensione: BAPTISTS "Bushcraft"
CD 2013 - southern lord




Ho ascoltato diverse volte "Bushcraft", debut dei canadesi BAPTISTS.
Se devo essere sincero non mi ha entusiasmato più di tanto. L'approccio crust/hardcore dei nostri non fa altro che chiamare in causa i selvaggi Trap Them oppure Disfear, Victims, From Ashes Rise... Non che il sound dei Baptists sia da buttare, ma la band in questione non ha la pasta dei su citati gruppi. Purtroppo bisogna dirlo e ammetterlo! Non si sa perché la Southern Lord abbia puntato su di loro, ma sicuramente come si usa dire in questi casi "la palla va sempre presa al balzo", probabilmente l'etichetta visti i buoni riscontri delle sue precedenti releases nel genere, avrà pensato bene di incrementare maggiormente il flusso del momento. Pur legata a certi stilemi del passato, la band suona veramente approssimativa e con una ricerca compositiva poco efficace. I Baptists dovranno crescere ancora per riuscire ad offrire una proposta che non sia scontata o prevedibile. Tirando le somme, un disco troppo derivativo.

Contatti: facebook.com/pages/BAPTISTS/111676572202547

"BUSHCRAFT" TRACKLIST: Betterment, Think Tank Breed, Bullets, In Droves, Still Melt, Mortar Head, Crutching Trails Bushcraft, Soiled Roots, Russian Spirits, Abandon.


Recensione: KATALEPSY "Autopsychosis"
CD 2013 - unique leader




I brutali KATALEPSY approdano sull'americana Unique Leader per pubblicare il secondo full-length intitolato "Autopsychosis". A differenza di molti altri loro colleghi, la band russa riesce a mantenere una buona dinamica nel songwriting e nello scorrere dei minuti tutte le caratteristiche del sound vengono evidenziate dalla perfetta esecuzione dei nostri. La band vuole demolire e il modo con cui si presenta sul nuovo lavoro è molto più convincente rispetto al debutto del 2007 ("Musick Brings Injurie"). Non c'è tregua! Nell'impatto dei Katalepsy si respira un'atmosfera malsana.
Credo che lo scopo sia semplicemente quello di suonare ciò che più si avvicina alla loro personalità. In ogni song presente su "Autopsychosis" emerge qualcosa di differente e grazie alla sua buona produzione innalza il livello d'intensità. Difficile segnalare una canzone sulle altre, il blocco frana per intero sul nostro cranio. Non saranno degli innovatori, ma questo è un album di spessore, consigliatissimo agli amanti del genere che sapranno trovare l'orgasmo mentale ascoltando brani come "Body Bags For The Gods", "Unearthly Urge To Supremacy", "Taedium Vitae". Finalmente un cd all'altezza dei 'padri'.

Contatti: facebook.com/Katalepsymoscow

"AUTOPSYCHOSIS" TRACKLIST: Lurking in the Depth, Evidence of Near Death (E.N.D.), Body Bags for the Gods, Cold Flesh Citadel, The Pulse of Somnambulist, Unearthly Urge to Supremacy, Gore Conspiracy, Amongst Phantom Worlds, Needles of Hypocrisy (Interlude), Knifed Humility, Taedium Vitae.


Recensione: NAILS "Abandon All Life"
CD | LP 2013 - southern lord




"Abandon All Life" degli americani NAILS infierisce sulla carne con dieci coltellate precise, colpi mortali, distribuiti in un arco di tempo breve. Le motivazioni psicologiche di tanta efferatezza possono essere diverse, ma il disegno della band rimane lo stesso: UCCIDERE! Questi tre assassini preferiscono strangolare da subito l'ascoltatore prima di colpirlo con violenza, una cinica istintività che non ha pietà, pulsioni seriali con profonde connotazioni sadiche. Data la natura psicopatica della loro condotta musicale si rischia di non uscirne vivi già a primo ascolto. La letale attitudine crust/hardcore/grind del trio non fallisce mai ed è guidata da un'infermità mentale ben definita e consapevole. I crimini di ogni serial killer sono quasi sempre premeditati e i Nails appartenendo a questa categoria, trovando la propria motivazione nella consapevolezza del loro significato morale. L'estremizzazione presente su "Abandon All Life" è cinica per il gusto di distruggere tutto! Molto vicino al suo predecessore "Unsilent Death", questo nuovo album abusa prepotentemente del nostro sterile udito . I Nails restano sempre lucidi, spietati, mantenendo un alto livello di controllo sull'andamento del loro crimine, seguendo con attenzione i passi falsi delle possibili vittime. Uccidono ancora con lo scopo di provare piacere, esercitando potere sui loro fruitori. "Abandon All Life" si candida già come uno dei migliori lavori del 2013. Compratelo a scatola chiusa. Non ve ne pentirete. Pubblicato da Southern Lord il 19 Marzo.

Contatti: facebook.com/NAILSoxnard

"ABANDON ALL LIFE" TRACKLIST: In Exodus, Tyrant, Absolute Control, God's Cold Hands, Wide Open Wound, Abandon all Life, No Surrender, Pariah, Cry Wolf, Suum Cuique.


sabato 23 marzo 2013

Recensione: MISERY INDEX "Live in Munich"
LP 2013 - season of mist




I MISERY INDEX nel corso degli anni hanno consolidato uno stile estremo incredibile, la loro è stata un'ascesa ripida e veloce nel panorama death grind mondiale, tanto da raggiungere livelli qualitativi ineccepibili. Ogni album pubblicato racchiude lo spirito della band, un concentrato di sana e diretta denuncia sociale spinta a folli velocità. Indiscutibili nel songwriting, altrettanto infallibili on stage. "Live in Munich" è la perfetta rappresentazione musicale strutturata durante uno dei loro tanti live, in questo caso immortalato su supporto cd dall'etichetta Season of Mist, manifesto di uno dei tour più devastanti passati dall'Europa, in compagnia di Cannibal Corpse e Behemoth. Il sound d'insieme è abbastanza grezzo e secondo il mio punto di vista è un bene che sia tale, mantenendo così la schiettezza della stessa performance. La maggior parte dei brani appartengono alla track list dell'ultimo "Heirs to Thievery", ed è forse questa l'unica pecca dell'album. A parte ciò i fans dei Misery Index potranno gioire in attesa del prossimo full-length.

Contatti: miseryindex.com - facebook.com/MiseryIndex

"LIVE IN MUNICH" TRACKLIST: Sleeping Giants, The Carrion Call, You Lose, The 7th Cavalery, The Spectator, The Great Depression, The Illuminaught, Traitors, Siberian (2012 Remix).


venerdì 22 marzo 2013

Intervista: Simon Heath - ATRIUM CARCERI / SABLED SUN
"I CANCELLI DELL'APOCALISSE"








UN'ALTRO GRANDE ARTISTA/COMPOSITORE ARRIVA SU SON OF FLIES WEBZINE. LO SVEDESE SIMON HEATH. UN TASSELLO FONDAMENTALE PER LA SCENA DARK AMBIENT MONDIALE. MENTE DEI PROGETTI ATRIUM CARCERI E SABLED SUN. LA SUA MUSICA E' COSI' PROFONDA DA RISUCCHIARE ANIMA E CORPO IN UN'OSCURITA' ABISSALE. CON LUI HO VOLUTO APPROFONDIRE DIVERSI ARGOMENTI...

1. Ciao Simon... Come procede la tua vita ora che siamo giunti alla fine dell'inverno? Ora vivi in America non più in Svezia...

- Si è così, mi sono trasferito in California nel 2011. La vita è stata piena di ispirazione questo inverno, ho avuto seri dubbi su come avrei continuato a produrre e lasciarmi ispirare in un clima soleggiato. Ma in California le notti sono ancora più oscure che in Svezia.

2. Qual è il tuo background? Perché hai deciso di esprimerti con questo tipo di musica (dark ambient)? Potresti darci una descrizione su come si è evoluto il sound di Atrium Carceri? Dalle sue origini alla sua forma attuale?

- Fin dalla tenera età, la scuola di pianoforte mi ha allontanato da tutto, ho dovuto, ma questo mi ha spinto ad iniziare a scrivere e comporre la mia musica, anche da bambino. Crescendo ho iniziato a produrre del suono con effetti, basato sulla musica, e in seguito ho scoperto che suonava abbastanza simile al Dark Ambient, sound che ho poi lentamente sviluppato. Atrium Carceri è un progetto chiuso nel mio cuore, ho sempre avuto grandi progetti per la storia in Atrium Carceri e si è evoluta con il tempo. È possibile andare sul sito ufficiale di A.C., per vedere come procede la storia, avanti e indietro tra gli album.



3. Quali sono le ultime notizie riguardanti i tuoi progetti musicali? Stai creando nuovi brani, nuovi album? Le ultime due uscite: Atrium Carceri "Void" e Sabled Sun "2145" sono incredibili! Hai qualche parola da spendere su queste opere?

- Quest'anno uscirà un nuovo album di Atrium Carceri che è quasi completato e se troverò un po' di tempo a parte gli impegni con la mia etichetta Cryo Chamber, continuerò a lavorare anche all'album Atrium Carceri costituito da b-sides e tracce che non sono mai state pubblicate su supporto nel corso degli anni. Sto anche lavorando sulla trama per il nuovo album di Sabled Sun che è appena entrato in pre-produzione.

4. Quando ho saputo della pubblicazione di Sabled Sun "2145" è stata una rivelazione assoluta per me, infatti, è l'album che mi ha dato la possibilità di capire la tua grande estensione musicale. Che opinione hai su questa creazione? Perché quel titolo? Cosa volevi esprimere attraverso tale scenario sonoro?

- Sabled Sun "2145" è stato fondamentale per me, avevo bisogno di crearlo, ho avuto tante idee su una trama apocalittica, volevo esplorarla, ma Atrium Carceri non era il mezzo giusto, dal momento che è molto più vicino a tematiche occulte, non si adattava con quelle idee ed influenze strumentali. Ho passato un sacco di tempo nel deserto americano per registrarlo. Il titolo è abbastanza semplice, inizialmente sarebbe dovuto essere "2145 AD", ma ho pensato che era troppo esplicito e inoltre mi piaceva il fatto di stimolare la fantasia della gente e cercare di stare lontano dal controllo o restringimento della percezione.



5. La musica per Sabled Sun è diversa! Quali sono le tue aspettative?

- Non ho aspettative, Subled Sun è un progetto molto personale.

6. L'ultimo disco Atrium Carceri "Void" è una release che mi ipnotizza, in ogni modo. Ancora una volta sei arrivato ad avvolgere il pubblico in un abisso di oscurità, desolazione, distruzione... Una precisa volontà di creare un'altra opera profonda. Sembra essere tutto lì, celato nella tua folle visione. Musicalmente, questo è il miglior album che hai realizzato finora? Perché hai deciso di farlo uscire solo come album digitale?

- Ogni producer vi dirà che la sua ultima opera musicale è quella per la quale va maggiormente fiero, quindi sì, in questo momento è la mia più grande realizzazione, ma probabilmente la mia risposta sarà molto diversa il prossimo anno. Si tratta di un album digitale principalmente perché potevo distribuirlo a 24 bit, ero molto stanco di dover oscillare su versioni fino a 16 bit per le releases su CD. In ogni caso, quest'anno, Atrium Carceri "Void" uscirà anche su CD, un sacco di persone hanno chiesto una versione su supporto audio.

7. "The Curved Blade" dall'album "Void" è una canzone allucinante. Una traccia da brividi! Veramente! Cosa puoi dirmi su di essa?

- E' anche la mia preferita, "The Curved Blade" ha un significato ritualistico molto forte che viene alimentato dalle trame oscure dell'illusione distrutta, espone ciò che è la realtà e il nostro luogo d'origine.

8. Hai creato una tua casa discografica (Cryo Chamber)? Perché questa decisione?

- Non ero soddisfatto con le condizioni date dalla precedente etichetta e diversi artisti mi hanno spronato a fare questo passo perché sapevano che ero l'uomo giusto nella scena per avviare tale attività, avendo accumulato i miei anni di esperienza. La scena necessitava di una nuova etichetta di qualità, un marchio che avesse rispetto per i suoi ascoltatori e i suoi artisti. Negli ultimi anni la scena ha sanguinato a causa di alcune stronzate, ho deciso di cambiare questo atteggiamento. Davanti, il percorso è ancora lungo e pieno di ostacoli.



9. Che cosa significa UNDERGROUND per te? Musicalmente parlando...

- Musicalmente parlando, il termine Underground sembra correlato con la qualità scadente del suono e delle produzioni. Socialmente parlando, penso che il termine sia quasi morto. Quando il movimento hipster esplose tutte le persone della scena metal "underground" cominciarono a capire come anche i muti sembravano dire in che modo si doveva ascoltare una band specifica, prima di chiunque altro. Internet ha cambiato i flussi informativi, almeno nelle parti del mondo in cui tutti sono collegati tra loro e così questo tipo di raccolta di informazioni su un piano fisico si è quasi estinto, per quanto riguarda la musica.

10. La tua musica è più profonda e controversa. Dove prendi l'ispirazione? Libri, film, esperienze personali?

- Ho tratto ispirazione da tutto, ma sto lontano da tutto nel momento della produzione, non voglio essere inconsciamente influenzato da altra gente creativa.

11. Cosa succede durante un live di Atrium Carceri o di Sabled Sun? Ho visto alcune tue foto che mi hanno incuriosito... Avevi una maschera sul viso...

- Io non sono un grande fan della musica dal vivo, l'aspetto dell' idolatria mi fa star male, nuoce al mio stomaco. Io non voglio che la gente mi adori, voglio che la gente adori se stessa. In una società moderna non ci dovrebbero essere seguaci, solo leader, cioè tutti noi. Non ho suonato un live set per molti anni, ma se lo dovessi fare ancora una volta mi piacerebbe suonare in una stanza nera come la pece così la gente può concentrarsi sulla musica, non sulle immagini.



12. Che cosa significa il termine "NOISE" per te?

- Frequenze rotte e un tentativo di registrare il campo dell'oceano...

13. Che musica stai ascoltando in questi giorni? Qualsiasi nuovo e interessante album...

- In questo momento Anatomia De Vanitats - The Anthropic Principle. Da quando mi sono chiuso in studio di registrazione per produrre o registrare direi che ascolto soprattutto parti del mio materiale AC e di Sabled Sun.

14. E' stato un piacere parlare con te. Ho aspettato per giorni la possibilità di intervistarti, e spero che sarà un modo per contribuire a diffondere l'universo immenso di Atrium Carceri e Sabled Sun. Le tue parole conclusive? Rimpianti, speranze...

- Grazie a te! Controllate l'etichetta Cryo Chamber, per favore supportateci, non esitate a scaricare qualsiasi delle nostre releases, se non ve le potete permettere. La cultura non dovrebbe mai essere un esclusiva per soli ricchi. Anche se farete pirateria sulle nostre releases nessun problema, condividete con altre persone i nostri video, l'arte o la musica, perché questo potrebbe supportarci! Siate liberi miei fratelli e sorelle!



CONTATTI:

atriumcarceri.com
cryochamber.bandcamp.com
facebook.com/pages/Sabled-Sun/289160871170298

ATRIUM CARCERI | SABLED SUN line-up:

Simon Heath - polistrumentista

RECENSIONI:

ATRIUM CARCERI "Void" DIGITAL ALBUM 2012 - cryo chamber
SABLED SUN "2145" CD 2012 - old europa cafe









giovedì 21 marzo 2013

Recensione: VESTIGIAL "Solar/Aeon"
CD 2013 - cyclic law | old captain




Ogni album nasce dal bisogno di rompere gli schemi del passato, ma ci sono dischi fondamentali per riesplorarlo. "Solar/Aeon" del progetto dark ambient italiano VESTIGIAL (attivo dal 2006) racchiude il primo EP "Aeon" del 2007 e "Solar" partorito nel 2009, più altre tracce in aggiunta. Il lavoro si immerge in un'oscurità cosmica nella quale la sperimentazione non è prerogativa solo di una o due canzoni, ma di un intero lavoro. Le tracce sembrano muoversi audaci nella struttura surreale. Si tratta di un sound disturbante, allucinato, che sa elevare con una certa personalità i canoni del genere. Vestigial conosce perfettamente le macchine che lo hanno generato, ma è altrettanto esperto a manovrare tali meccanismi per annientarci ad ogni ascolto. Non mancano, composizioni legate a doppio filo con le terrificanti elaborazioni di Lustmord e a certe pulsazioni metalliche tipiche del martial/industrial. "Solar/Aeon" affida ogni capitolo ad una malata e trascinate ambientazione, enfatizzando quel senso di perdizione incessante. Le differenti spigolature raccontano di una personalità complessa, delirante. Perciò, anche l'Italia può vantarsi degli ottimi risultati raggiunti da Vestigial. Ricordo che il suo debut album "Translucent Communion" uscì nel 2008 per la rinomata etichetta svedese Cold Meat Industry. Oggi "Solar/Aeon" si può avvalere di un'altra label importantissima: la canadese Cyclic Law. Pubblicherà il cd in 500 copie limitate su digipack formato A5 in coproduzione con l'ucraina Old Captain.

Contatti: cycliclaw.com - myspace.com/sunthatneversets

"SOLAR/AEON" TRACKLIST: Last Extinction Prayer, The Grey Constellation, Dagda Rising, Celebrating The New Sun, Substorms Curtains, Solar I, Solar II, Wars Of No Time, New World (Un)order, The Serene Ground, Pale Statues of Nowhere.


Recensione: HYPOCRISY "End of Disclosure"
CD 2013 - nuclear blast




Peter Tägtgren è un grande compositore/produttore, e su questa risaputa affermazione nessuno potrà mai obiettare, un musicista così preparato da mantenere i suoi HYPOCRISY fedeli alle loro radici, pur rigenerandoli costantemente di album in album. Un percorso lungo quello degli svedesi iniziato nel lontano 1990, una marcia armata interessata a sviluppare un sound ben definito, inconfondibile, coerente. Tutti i dischi pubblicati in precedenza dal gruppo sono frutto di grande originalità compositiva e padronanza strumentale, un marchio evolutivo unico. Il nuovo "End of Disclosure" è la naturale evoluzione nell'evoluzione stessa, un lavoro che mette a disposizione delle canzoni composte egregiamente, ben suonate e arrangiate, estremizzazioni di alta caratura. Non è mai semplice recensire un album degli Hypocrisy, anche perché risulta impossibile paragonarli ad altri gruppi della scena metal mondiale, nessuno suona come loro e con quella intensità che li ha sempre contraddistinti.
Il punto di forza di "End of Disclosure" è la compattezza, componente con cui questi grandi musicisti tengono viva tutta l'atmosfera glaciale del disco, quell'impatto tridimensionale incatenato al corpo dell'identità musicale. Tägtgren e compagni hanno compiuto un ulteriore passo in avanti, cercando di estremizzare le parti più old-oriented, ampliando le molteplici latitudini sperimentali. C'è maggior enfasi nel tessuto sonoro, le chitarre sono sempre varie e maggiormente presenti nelle articolazioni strumentali, inoltre nei vari brani si passa spesso da riff di chiara scuola thrash ("The Eyes", "44 Double Zero" per esempio) a quelli swedish death metal ("Tales of Thy Spineless", "United We Fall", "Hell Is Where I Stay"); Horgh (Immortal) alla batteria è esemplare, chirurgico, potente, incredibilmente padrone della sezione ritmica insieme a Mikael Hedlund, mentre la voce di Peter raggiunge livelli qualitativi impressionanti. Non ci sono sbavature nel sound degli Hypocrisy, non esistono rivali dinanzi a loro. Questa band ha nuovamente dimostrato la sua grandezza, doti che sembrano veramente provenire da un'intelligenza superiore/aliena. Bellissimo l'artwork di Wes Benscoter.

Contatti: hypocrisy.cc

"END OF DISCLOSURE" TRACKLIST: End of Disclosure, Tales of Thy Spineless, The Eye, United We Fall, Double Zero, Hell Is Where I Stay, Soldier of Fortune, When Death Calls, The Return.


mercoledì 20 marzo 2013

Recensione: LIVE LIFE "Tomorrow Is Not Fucking Promised"
CD 2012 | 2013 - autoprodotto




Vi piace il sound dei primi Terror? Allora lucidate le vostre mazze di legno duro e gettatevi in un mosh pit furibondo, perché gli austriaci LIVE LIFE hanno bisogno del vostro sangue. Questi ragazzi, mantenendo un sound bello grezzo non si risparmiano nel farvi assaporare tutta la loro cattiveria. I riff girano come devono, toccando senza ombra di dubbio la tradizione d'oltreoceano, creando quella giusta atmosfera stradaiola, supportata da una sezione ritmica martellante e accompagnata da efficaci ritornelli corali. Non c'è nulla di nuovo nella loro proposta, ma si sente da lontano che i Live Life suonano con il cuore hardcore! L'EP "Tomorrow Is Not Fucking Promised" lascia trasparire la mentalità dei cinque viennesi e ciò che caratterizza le tematiche dei testi. Nessuna pretesa di insegnare qualcosa a nessuno, ma almeno fanno riflettere sulla realtà bastarda in cui viviamo. Oltre a prenderci a calci con l'impatto aggressivo, il gruppo ha dimostrato carattere e determinazione. E in questo genere musicale devi averne tanta se vuoi sopravvivere a lungo. Sicuramente dovranno anche migliorare nel songwriting, ma avranno tempo per riflettere. Il primo passo è fatto. Attendo il prossimo full-length.

Contatti: facebook.com/livelifehc - livelifehc.bandcamp.com

"TOMORROW IS NOT FUCKING PROMISED" TRACKLIST: No Worries, Constant Reminder, Blindest Faith, Forgetting Truth, In Between.


Recensione: HATEBREED "The Divinity of Purpose"
CD 2013 - nuclear blast




HATEBREED atto sesto: Il gruppo americano ritorna a suonare a grandi livelli, lasciandosi alle spalle la prova opaca dell'omonimo album di quattro anni fa, ritornando sul "boxing ring" con quella collera tipica dei primi lavori, un condensato di rabbia hardcore/metal canalizzato in una musica spacca ossa e maledettamente mosh. Jamey Jasta e soci utilizzano i propri muscoli nel modo giusto, indossando guantoni pesanti rivestiti da taglienti spuntoni metallici. Una lotta selvaggia ha inizio con l'opener "Put It to the Torch"! La sostanza dell'impatto musicale non cambia, i nostri sono consapevoli dei propri mezzi e grazie a questa padronanza stilistica sanno come raggiungere buoni risultati con il minimo sforzo. Carichi di rabbia scagliano contro l'ascoltatore 12 tracce infuocate, aumentando il livello adrenalinico dell'esperienza uditiva. La strada è maestra per gli Hatebreed e l'intensità lirica si ricollega a questa sfaccettatura urbana. Sofferenza, disagio, reazione, speranza, perseveranza, attitudine, violenza, rivolta. Potrebbero essere questi i loro comandamenti, sempre presenti nei testi "in your face" del vocalist Jasta, un uomo determinato a tenere alto il suo orgoglio e quello del gruppo stesso. Si sa, che per questa band suonare dal vivo è il miglior veicolo promozionale, e poi, non c'è situazione migliore per godere appieno del groove poderoso sprigionato dai cinque (lo sottolineo avendoli visti due volte on stage). "The Divinity of Purpose" ha un suono grosso e d'impatto, cattivo e feroce. Hanno puntato nuovamente su una produzione iper-triggerata che gonfia il tutto, come sempre, rivisitato in chiave Hatebreed, un perfetto concentrato balistico messo in atto per sollecitare la sudorazione. L'album lo puoi ascoltare anche diverse volte di fila proprio perché concentra tutta la sua furia in poco più di mezzora. Insomma, posso ritenermi soddisfatto e dire di aver ritrovato una band carica e nuovamente ispirata. I fans possono iniziare a sbattere la testa contro il muro.

Contatti: hatebreed.com

"THE DIVINITY OF PURPOSE" TRACKLIST: Put It To The Torch, Honor Never Dies, Own Your World, The Language, Before The Fight, Indivisible, Dead Man Breathing, The Divinity of Purpose, Nothing Scars Me, Bitter Truth, Boundless (Time To Murder It).


martedì 19 marzo 2013

Intervista: ARCHON - "CATTURA NEUTRONICA"






I NEWYORKESI ARCHON SEMBRANO PROVENIRE DA MONDI LONTANI E DIMENTICATI.
IL LORO E' UN TRIP CHE SI SPOSTA SU PAESAGGI POST APOCALITTICI, SOGNI DEFORMI, IMMAGINARI DEVASTATI DALLE SCORIE NUCLEARI. UN ACCATTIVANTE
E DISTORTO SLUDGE/DOOM PSICHEDELICO. HO CHIACCHIERATO CON ANDREW JUDE (CHITARRA/BASSO), RACHEL BROWN (VOCE/SYNTH), CHRIS DIALOGUE (VOCE/NOISE).


1. Dateci la possibilità di conoscere meglio gli Archon...

Andrew Jude: Certo, grazie a te per aver trovato il tempo di intervistarci. Apprezziamo l'interesse per Archon e per il nostro nuovo disco, "Ouroboros Collapsing".

2. Puoi scriverci una breve storia degli Archon?

Andrew Jude: Ho dato inizio al progetto Archon nel 2008 suonando la musica che piaceva a me, di seguito ho reclutato alcuni ragazzi che ho conosciuto nella scena locale, facendoli poi entrare nel gruppo. Così è arrivata la nostra prima vera line-up, che oltre a me comprendeva Ryan Lynch (chitarra e voce, proveniente da una band di New York denominata 12 Eyes) e Dan Kurfirst (batteria). Questi ragazzi hanno formato il nucleo del nostro primo disco "The Ruins at Dusk". Altre persone contribuirono a quel lavoro. Alla fine, Ryan dovette spostarsi fuori da New York e così abbandonò la band. Reclutai Rachel e Chris per le voci. La line-up si assestò dalla fine del 2010, e ancora oggi è lo stesso gruppo che suona su "Ouroboros Collapsing".

Chris Dialogue: La line-up si è unita per suonare come in un grande incesto musicale. Ho suonato con Andrew nei Queen Elephantine, dopo che lui ascoltò la mia voce sugli Alkahest, nei quali Nikhil e Rajah suonavano rispettivamente chitarra e batteria.



3. Parlaci del nuovo "Ouroboros Collapsing". Quali le principali differenze tra l'ultimo album e il precedente?

Andrew Jude: Beh, questo disco è stato prodotto in maniera più tradizionale rispetto al primo disco ("The Ruins at Dusk"). Su Ruins, ho scritto e registrato un sacco di musica insieme a Ryan e Dan, poi abbiamo coinvolto tanti altri musicisti per registrare le loro parti al di sopra di ciò che avevamo creato noi, è stato tutto abbastanza organico. Su "Ouroboros Collapsing", la line-up è stata più stabile(Chris e Rachel-voci, Nikhil-chitarre aggiuntive, Rajah-batteria, ed io), quindi potevamo provare e suonare dal vivo. Nessuna particolare improvvisazione nel processo di registrazione. Inoltre, non ci sono così tante collaborazioni/ospiti su questo nuovo album.

Rachel Brown: Sì, per esempio, quando sono entrata negli Archon alla fine del 2010, la maggior parte del materiale di "The Ruins at Dusk" era stato già registrato, ad eccezione delle voci. Così, Andrew ha dato a me e a Chris le due tracce sulle quali dovevamo cantare, e così abbiamo scritto i testi e le parti per queste. Mi ricordo di averli messi in pratica solo un paio di volte prima di registrarli. Non abbiamo impiegato molto tempo per farlo, e ancora oggi mi risulta sorprendente l'ottimo risultato finale ottenuto con quelle poche prove. Per "Ouroboros Collapsing", come ha menzionato poco fa Andrew, abbiamo avuto la possibilità di provare molto di più. Anche se, per "God’s Eye" e "Masks" ci siamo riuniti più in studio che sul palco. A differenza di " The Ruins at Dusk", abbiamo registrato, cestinato e ri-registrato le parti vocali un paio di volte.

Chris Dialogue: Per quanto riguarda le lyrics, sono passate da me per il completamento, inoltre, molto di Ouroboros è stato fatto sul posto, ad eccezione di "God’s Eye". Ho più o meno perso la pazienza con la scrittura. Il materiale su Ruins era molto più pensato e tematico, ma questa volta ho pensato "Cazzo, voglio infierire maggiormente".



4. "Ouroboros Collapsing" sembra muoversi tra sludge/doom e passaggi psichedelici. Mi puoi dire di più sul le vostre canzoni?

Andrew Jude: Mi piace molto il texture e le stratificazioni delle nostre canzoni, penso che siano davvero parte del suono Archon, ma partiamo sempre con un riff solido, pesante. Quando scrivo, comincio con un buon riff che sia in grado di stare in piedi da solo, poi aggiungo gli strati e texture.

Rachel Brown: Nella vita cosa non si sposta? Penso che sia naturale passare dall'intensità ai passaggi atmosferici, per avere un flusso dinamico.

Chris Dialogue: Lo farei, se potessi ricordare.

5. Questo nuovo album è una naturale evoluzione?

Andrew Jude: Penso di sì. Non abbiamo stabilito o deciso di fare un album che suonasse in modo particolare, quindi direi che le canzoni sono un'evoluzione organica della band. Noi, in realtà, non scriviamo con l'obiettivo di rendere particolare il nostro stile di musica, semplicemente scriviamo e vediamo cosa succede.

Chris Dialogue: Non posso dire che sono d'accordo con Andrew su questo. Quando abbiamo iniziato a scrivere il materiale io volevo assolutamente dei suoni specifici e quindi ottenere delle voci specifiche. Sembra che li abbiamo ottenuti.

6. Qual'é l'aspetto vincente per andare avanti con questo mix di suoni?

Andrew Jude: Ho alcune idee già per il nostro prossimo disco, ma passerà sicuramente un po' di tempo prima che le canzoni si possano arricchire.

Chris Dialogue: Il nostro batterista Rajah si è allontanato da noi a causa di un cambiamento. Andrew ed io suonavamo insieme nei Queen Elephantine, quindi abbiamo deciso insieme che sarei stato io ad occuparmi di voce e batteria. Con il nostro differente stile di scrittura e differenti preferenze, è sicuramente un mix impegnativo ma unico nel suo genere.



7. Perché il titolo "Ouroboros Collapsing"? Qual è il significato dietro di esso?

Rachel Brown: E' riportato nella risposta successiva di Chris. Lui mi ha parlato di questo sogno, che è stato l'ispirazione per la song "God’s Eye", ed è diventato il tema generale per l'album, così come per l'artwork. Per me, il titolo parla dei nostri giorni numerati.

8. A proposito dei vostri testi: Quali temi trattate?

Chris Dialogue: Ho fatto un sogno in cui ho visto il cielo nel corso di milioni di anni, dalla notte al giorno, fino a quando l'atmosfera bruciava e la crosta terrestre si sbriciolava pezzo per pezzo in un vuoto senza stelle. Questo riassume il tema dei testi.

Rachel Brown: Tutte le canzoni vanno bene sotto questo ombrello di decadimento galattico, ma ci sono anche delle differenze. "Worthless" e "Masks" sono per un livello personale e sociale, mentre con "God’s Eye" rimane tutto enorme. "Desert Throne" è stato ispirato dalle donne della serie 'Dune'. Penso che vivere su un pianeta deserto come quello di Arrakis porta alla graduale distruzione di ambienti vivibili e alla nostra estinzione.

9. Vivete a New York. Questa grande metropoli è una buona influenza per la band?

Chris Dialogue: Due settimane fa mi trovavo su un tetto che guarda ad ovest, verso lo skyline di New York. Ho immaginato una stella luminosa che bruciava e vedevo la stessa città riportata in una terra piena di scorie nucleari, e mi sentivo dannatamente bene. Questo mi sento di dire su New York City.

Rachel Brown: New York City è impressionante e terribile, contiene tonnellate di grandi personaggi, arte incredibile e una scena musicale fiorente. Tuttavia, il costo della vita, la routine quotidiana e la concorrenza prende il sopravvento. Suppongo che l'effetto combinato è un'ispirazione contorta.

10. Quali sono i vostri piani per l'anno 2013?

Chris Dialogue: Attivare un "trans-continental mass suicide event".

Rachel Brown: Pubblicare l'album era fondamentale. Ora, speriamo di promuoverlo attraverso concerti locali e touring. Naturalmente, solidificare la nuova line-up. E se tutto va bene con questo aspetto, scriveremo nuova musica.

12. Grazie per l'intervista!

Rachel Brown: Grazie per il tuo supporto!

Andrew Jude: Apprezziamo il tuo supporto e tutti coloro che si prendono del tempo per interessarsi agli Archon... Speriamo di avere presto nuova musica per voi, senza attendere due anni e mezzo per scrivere il prossimo disco!



CONTATTI: facebook.com/archondoom - archondoom.com

ARCHON line-up:

Andrew Jude
Chris Dialogue
Nikhil Kamineni
Rachel Brown
Rajah Marcelo

RECENSIONE:
ARCHON "Ouroboros Collapsing" CD 2013 - the path less traveled records



lunedì 18 marzo 2013

Recensione: JUNGLE ROT "Terror Regime"
CD 2013 - victory records




Tornano alla ribalta anche i deathster americani JUNGLE ROT e lo fanno nella loro tradizione, quella fedele al death metal del passato, con chiari riferimenti al vecchio thrash. "Terror Regime" è roccioso nella sua componente. Inevitabile quindi che nell'intero lavoro si respiri un'atmosfera legata alle visioni di un certo immaginario, peraltro intenso e combattivo. Ogni singolo membro si esprime bene sul proprio strumento, mentre il substrato lirico ti invoglia a non schiacciare mai stop sul lettore, soprattutto dopo pochi brani. "Terror Regime" non sarà un capolavoro assoluto (nella loro discografia), ma saprà bastonare a dovere gli ascoltatori legati a tali sonorità. Ciò che si sposta a favore del gruppo è il medesimo livello di completezza e d'impatto sonoro. Piacerà molto allo zoccolo duro dei fans, perché contiene delle buone creazioni, devastanti e dirette, amalgamate con professionalità ad interessanti spartiti ritmici che definirei inossidabili. Pur tenendosi su un livello che tocca la buona norma, i nostri alimentano bene la loro rabbia, incanalandola senza pietà nell'apparato uditivo del fruitore. L'ispirazione ha dato la giusta energia all'insieme. Penso che i Jungle Rot abbiano fatto un album interessante, e credo che il risultato finale possa accontentare tutti, compresi gli stessi musicisti. Spero continuino sulla direzione giusta per il futuro, sguinzagliando ancora l'energia che hanno nel sangue.

Contatti: jungle-rot.com - facebook.com/igotjunglerot

"TERROR REGIME" TRACKLIST: Voice Your Disgust, Terror Regime, Utter Chaos, I Am Hatred, Blind Devotion, Scorn, Rage Through the Wasteland, Ruthless Omnipotence, I Don't Need Society, Carpet Bombing, Pronounced Dead.


Recensione: SIX FEET UNDER "Unborn"
CD 2013 - metal blade




Hanno impiegato molti anni per risollevarsi, ma alla fine anche i rinomati SIX FEET UNDER ce l'hanno fatta. Si, proprio loro, quella band tanto discussa, criticata, additata nel corso del tempo. Sono stati veramente tanti a gettare fango sulla su citata formazione, un po' per questo amore/odio nei confronti di Chris Barnes (ex Cannibal Corpse), un po' perché pur di infangarli la gente non si è risparmiata a riservargli le peggiori considerazioni, a volte comprensibili, in altre solo troppo gratuite. Personalmente posso posizionarmi in un angolo neutrale anche se non mi sento di osannare le loro ultime uscite precedenti ad "Undead" (2012), anche perché sono ben cosciente dei diversi passi falsi mossi da Barnes e soci, quindi, sono il primo ad essere critico nei confronti del gruppo americano (soprattutto per quegli inutili album di cover), ma non posso nemmeno nascondere l'amore viscerale per il growl di Chris Barnes (uno dei miei cantanti preferiti di sempre in campo estremo), e per alcuni album validi come "Haunted", "Warpath", "Maximum Violence", "Commandment". Come molti altri loro fans, anch'io rimango felicemente stordito da questa nuova ventata di freschezza apportata al sound dall'operato del grande drummer Kevin Talley (ex. Misery Index, Dying Fetus, Dååth...), dal virtuoso chitarrista svedese Ola Englund (Feared, Scarpoint, Sorcerer) e dal bassista americano Jeff Hughell (Osmium, Reciprocal) oltre che dal fido Steve Swanson, sempre marchio di garanzia con il suo riffing old oriented. La prova di Chris è spaventosa. Come anticipavo pocanzi, già con il precedente "Undead" avevano dimostrato di essersi rimessi in carreggiata, con dei brani più incisivi e soprattutto convincenti, ossigenati da un buon songwriting di base. Allora, come suonano oggi i Six Feet Under? Suonano come un gruppo nuovo, diverso dal passato (per tanti aspetti), ma anche più determinato, coeso, veloce e fantasioso nell'ossatura di fondo. Su "Unborn" ci sono dei brani ben riusciti, carichi di groove, brutali, adrenalinici e fottutamente heavy. Potrei citare l'opener "Neuro Osmosis", "Prophecy", "Zombie Blood Curse", "Incision", la bellissima "Alive to Kill You" oppure "The Curse of Ancients". Che altro potrei dire, spero solo che questa nuova linfa non si prosciughi troppo velocemente, anche perché l'enigma più grande resta la stabilità (a lungo termine) dell'attuale line-up, decisamente vincente su tutti i fronti. Perciò, per ora, godiamoceli in questa nuova veste, sperando di non dover fare nuovamente sei passi indietro e non sei passi sotto. A buon intenditor poche parole. "Unborn" ha la mia approvazione! Avanti così Six Feet Under! Io ho già ordinato la mia copia.

Contatti: sfu420.com

"UNBORN" TRACKLIST: Neuro Osmosis, Prophecy, Zombie Blood Curse, Decapitate, Incision, Fragment, Alive to Kill You, The Sinister Craving, Inferno, Psychosis, The Curse of Ancients.


domenica 17 marzo 2013

Recensione: DORMANT ORDEAL "It Ruins, It Pours"
CD 2013 - autoprodotto




Saranno anche giovani, ma i polacchi DORMANT ORDEAL sanno perfettamente come colpire l'ascoltatore. E pensare che il progetto ha mosso i suoi primi passi come one man band nel corso del 2005. Da allora hanno dato alle stampe tre demo con i quali il gruppo è riuscito a trovare la definitiva line-up, oltre che una maggiore esperienza in fase di songwriting. "It Rains, It Pours" è un debut album incredibile e l'attacco di "Cypress Mourning" è talmente micidiale da farcelo capire senza mezze misure, death metal tecnico, brutale, una dichiarazione esplicita rivolta a tutti i fans del genere. La sola chitarra riveste
un ruolo fondamentale, infatti tutti i riff generati sono dannatamente accattivanti e sanno come cucire la carne delle nostre orecchie sul tessuto logorato di questo lavoro. "It Rains, It Pours" non si limita a riproporre le solite soluzioni scontate, al contrario, possiede alcuni dei più veloci, tecnici e complessi brani ascoltati di recente dal sottoscritto in campo death metal, e la cosa sensazionale è che allo stesso tempo i Dormant Ordeal includono certi agganci / cambi di tempo veramente azzeccati. Per non parlare poi della sezione ritmica e voce: Assurde! Tutto il lavoro è supportato da un'ottima produzione capace di incendiare il mood della loro brutalità. Spero non si limitino alla sola esperienza in studio, perché se anche dal vivo riusciranno a riproporre tali qualità, in futuro sentiremo ancora parlare di questi ragazzi. Gli amanti di Behemoth, Hate Eternal, ultimi Cannibal Corpse, Morbid Angel non dovranno farseli scappare per nessuna ragione. Credetemi! "It Rains, It Pours" è un album da avere e consumare ad alto volume. Grande band.
Ci tengo a precisare che è un'autoproduzione.

Contatti: facebook.com/dormant.ordeal

"IT RAINS-IT POURS" TRACKLIST: Depopulation of Io, Cypress Mourning, The Stepfather, The Sinless, Your Mother-Slave, Unimagined, Unwritten - Unseen, Dememorization, Days That Didn’t Make It, The Animal, Man from the Water, Here Be Lions, Depopulation of Earth.


Recensione: BARREN WOMB / REMOTE
SPLIT 8" VINYL 2013 - the perfect hoax




La The Perfect Hoax il 12 Aprile pubblicherà questo split su vinile 8". Due sono le tracce per i norvegesi BARREN WOMB, una sola per i francesi REMOTE. Entrambe le band cercano in pochi minuti di far emergere al meglio la propria attitudine musicale e tutto ciò che gira intorno ad essa. Gli scandinavi propongono un punk noise hardcore veloce, d'impatto,
che non si risparmia in quanto a violenza (vicino alle sonorità dei Fudge Tunnel di "Creep Diets" e primi Converge), mentre i parigini si affidano a ritmiche sludge/doom all'odore di zolfo (per loro si potrebbero chiamare in causa diversi capisaldi del genere). Purtroppo non si può fare affidamento a sole tre tracce per mettere giù una recensione concreta, ma posso tranquillamente affermare che pur essendo un lavoro breve, non manca di buone vibrazioni, risultando così vincente nella sua drastica durata.

Contatti:

BARREN WOMB | barrenwomb.org - facebook.com/barrenwomb
REMOTE | facebook.com/pages/remote/147345958622260
THE PERFECT HOAX RECORDS | facebook.com/theperfecthoax

"BARREN WOMB/REMOTE" TRACKLIST: (Barren Womb) - Visual AIDS, (Barren Womb) - Deal Or No Krokodil, (Remote) - Plagues and rats.


LA SONG IN VIDEO RISALE ALL'EP BARREN WOMB "ON THE ORIGIN OF FACES"


Recensione: TRIANGULAR ASCENSION "The Chronos Anomaly"
CD 2013 - cyclic law




Spesse volte non c'è bisogno di "reiventarsi" è sufficiente evolvere il proprio modo di creare attingendo da differenti fonti. Alcuni cambiamenti fondamentali, arrivano dal solo processo compositivo, altri da esperienze personali, la cosa importante, secondo il mio punto di vista, è trovare il giusto bilanciamento delle differenti componenti attraverso nuovi strumenti. Solo in questo modo è possibile rigenerarsi nelle acque della propria coscienza. Il nuovo album targato TRIANGULAR ASCENSION è un lampo accecante che illumina l'identità oscura del compositore Federico Ágreda, un lavoro che ha come punto focale la profondità astratta generata in un luogo sconosciuto e sconfinato. Sentendo questo album è impossibile non riconoscerne il valore aggiunto sprigionato in dodici tracce multiformi. Un lavoro molto più maturo, complesso, esigente, capace di raggiungere velocemente il cuore dell'ascoltatore, grazie al punto di congiunzione tra le sue nuove articolazioni ambientali. L'aura che circonda "The Chronos Anomaly" è agghiacciante e non c'è tanto da stranirsi se dopo qualche ascolto queste sonorità penetrano la pelle come lame affilate. Lui ha solo avuto l'intelligenza di architettare un sound compatto, cambiando solamente le armi e il campo di esecuzione. Federico descrive bene il monumentale suono di Triangular Ascension risultando più convincente rispetto al precedente disco. C'è molta più tensione nello scorrere dei minuti, tutto è disposto in uno spazio ben preciso dove a dettar legge non sono tanto le note utilizzate, ma le atmosfere generate dal flusso conduttore delle stesse. E' facile tormentare la propria anima ascoltandolo in una stanza buia, se si vuole, ma è ancora più difficile uscire fuori da questo incubo irrisolto. "The Chronos Anomaly" concede una musica dal significato multidimensionale, nella quale è possibile addormentarsi per sempre. Il Dark Ambient del compositore venezuelano è di spessore ma a tratti risente un po' dei maestri Peter Andersson (Raison D'Être) e Brian Williams (Lustmord). La Cyclic Law lo pubblicherà il 31 Marzo in 600 copie su digipack.

Contatti: facebook.com/triangularascension - cycliclaw.com

"THE CHRONOS ANOMALY" TRACKLIST: Time Crystal, Industry Of Silence, Dream Devourer, The Future Code, End Of Time, Howling Earth, Sandstorm, Carpe Noctem, Above The Remnants, Rendition, The Cleansing, Final Movement.


LA TRACCIA DEL VIDEO RISALE ALL'ALBUM "LEVIATHAN DEVICE" (2011)


sabato 16 marzo 2013

Intervista: TORMENTED - "NELLA CRIPTA DELLA MORTE"






GLI SVEDESI TORMENTED CI CALPESTANO CON IL LORO DEATH METAL, RIVISITANDO QUEL FEELING SCHIETTO E SINCERO DEI TEMPI CHE FURONO. I VETERANI DEL GENERE NON POTRANNO CHE GODERE DINANZI A TALI SONORITA' ESTREME FIGLIE DI ENTOMBED E DISMEMBER. IL NUOVO ALBUM "DEATH AWAITS" USCIRA' A MARZO PER LA LABEL LISTENABLE RECORDS. ANDREAS AXELSON CANTANTE/CHITARRISTA DEL GRUPPO HA RISPOSTO ALLE MIE DOMANDE.

1. Prima di tutto Grazie per l'intervista.

- Ciao, sono Andreas. Risponderò io alle tue domande.

2. Ciao Andreas. Quando si sono formati i Tormented?

- I TORMENTED hanno iniziato a suonare nel 2008 con la sola intenzione di creare Death Metal. In breve tempo arrivò un accordo con la cult-label FistProd per la quale uscì il primo lavoro "Rotten Death". L'album creò un grande ronzio sulle riviste e nell'underground del death metal, le vendite andarono bene e la band decise di passare su un'etichetta più grande. Mentre cercavamo una label affidabile (tra quelle interessate a noi), pubblicammo uno split 10" con Bombs of Hades e "Graveyard Lust" su 12" EP / CD Digipack per War Anthem Records. Finalmente firmammo per Listenable Records che ripubblicò "Rotten Death" (da tempo esaurito). La band iniziò a scrivere del materiale, ri-organizzammo e affilammo gli older riff per adattarli a questo nuovo killer album, in mezzo a tutto ciò suonammo in un tour europeo insieme agli americani Black Breath, giusto per lasciare il segno sul suolo Europeo. Ora eccoci qui...



3. Perché il nome Tormented?

- In realtà, inizialmente (per un mese o giù di lì) il nome del gruppo fu Tortured Death, poi per una settimana passammo a Tombs of Corpse, fino a quando finalmente decidemmo per Tormented. Controllammo che nessun altra band avesse questo nome e quando ci accertammo diventò la scelta definitiva. E' un bel nome, inoltre più tardi scoprimmo che è anche una canzone degli Abcess, il che non può essere una cosa negativa.

4. Dacci qualche informazione sul nuovo "Death Awaits": Dove è stato registrato l'album?

- E' stato registrato nel nostro studio Crypt of Death che è costruito nella nostra stessa sala prove. E' lo stesso delle altre nostre releases. Il disco è stato mixato da Claes (chitarrista) e il resto della band.

5. Come sono state concepite le canzoni di "Death Awaits"? Seguite i valori della musica metal dagli anni '90! Perché questa scelta?

- Non pensiamo tanto ai valori delle canzoni, scriviamo solo utilizzando quello che c'è nel nostro cuore e nei nostri cervelli contorti, quindi, non è una scelta quella di ascoltare musica violenta come: Slayer, Venom, Death e tutti i tipi di Crust. Ci ispirano anche diversi film e altro materiale. Tutto questo è alla base di ciò che sentirete nel disco.



6. Ho la sensazione che ci sia un lavoro molto più dettagliato dietro "Death Awaits" ...

- Non proprio, ma abbiamo lavorato di più con le dinamiche. Anche questo album è stato scritto durante un lungo periodo di tempo e quindi abbiamo veramente avuto la possibilità di ascoltare i demo delle canzoni e i vari cambiamenti. Naturalmente, il suono è migliore, e volevamo tirare fuori il meglio per l'album.

7. Cosa puoi dirmi sul processo di songwriting?

- Spesso il songwriting si muove molto velocemente perché abbiamo gran parte delle idee già realizzate quando entriamo in sala prove, ma siamo abbastanza differenti in questo. Ad esempio: Claes frequentemente ha i suoi riffs, io i miei, quindi possiamo avere la visione del piano generale e di come dovrebbe suonare una canzone, da li, con delle jam, le cose vengono fatte come desideriamo. Se un riff fa schifo o non crea la magia adatta alla nostra musica deve andare via, siamo sempre sulla stessa frequenza quando si tratta di questo, la canzone viene prima di tutto, sempre!

8. L'Old-School Death Metal sembra stia avendo una nuova rinascita. Quali sono i vostri pensieri su tutte le band della vecchia scuola che ritornano nella scena?

- Non lo so, forse accade perché questo è veramente il materiale migliore/originale e la gente prima o poi si annoia della merda finta che gira oggi. E' fantastica questa rinascita.



9. Da dove viene la vostra ispirazione per suonare death metal?

- E' solo un fattore molto naturale, è proprio quello che esce dal nostro cuore, dai nostri cervelli e allora perché non abbracciare questo?

10. Che cosa puoi dirmi sui testi di "Death Awaits"?

- Penso che tutti dovrebbero fare di testa propria a tal proposito. I miei sono pensieri su storie dell'orrore e roba simile, che credo siano le cose che dovrebbero essere scritte nel contesto del death metal, cose cattive, raccapriccianti e pensieri sulla morte o il morire.

11. Volete fare un tour a sostegno di "Death Awaits"? Credo che i Tormented siano stati creati al fine di suonare dal vivo. È una dimensione importante per la vostra identità? Qual è il posto migliore per suonare?

- Certo che suoneremo dal vivo, in questo momento stiamo solo decidendo su dove e quando, ci sono alcuni piani, ma dovremo aspettare... Il posto migliore per suonare? Devo citare Lemmy su questo argomento: "non importa davvero dove suoniamo basta che il pubblico sia 'hooray'!"

12. Cosa ne pensi della scena death metal al giorno d'oggi? Quali sono le novità più interessanti che avete sentito ultimamente?

- Ho sentito tre canzoni del nuovo album dei Tribulation e sembrano davvero interessanti. Negli ultimi tempi ho ascoltato l'ultimo dei Voivod e quello dei Turbonegro e penso che entrambi siano davvero grandi!

13. Grazie per l'intervista...

- Grazie...



CONTATTI: facebook.com/pages/Tormented/161161300563301

TORMENTED line-up:

Andreas Axelson - Voce/Chitarra
Claes Holmberg - Chitarra
Roberth Karlsson - Basso
Jocke Ölund - Batteria

RECENSIONE:
TORMENTED "Death Awaits" CD 2013 - listenable records



Recensione: LLORD "Llord"
DEMO 2013 - feretro records




LLORD si formano nel 2010 dall'unione di tre amici: Aris, David e Mike.
I tre ragazzi si cimentano in una musica veramente sanguigna e fangosa, miscuglio marcio tra soluzioni sludge e old-school hard rock. Il demo in questione porta con se un'aggressiva istintività che immerge la propria corporatura nelle paludi del passato, un esordio di tre brani nel quale spicca quella componente scarna in grado di riportaci indietro nel tempo. Riffing tagliente e sezione ritmica roboante gonfiano tutto l'impatto, completato da un vocalist dalla timbrica tipicamente death, black. Chi ama Iron Monkey, Black Sabbath, Hellhammer, potrà trovare pane per i suoi denti. Il debutto è edito su cassetta da Feretro Records. Ora stappo una birra, accendo una sigaretta e me li riascolto a tutto volume. Attendo il full-length. Ultima nota: il trio è attivo a Barcellona ma nella line-up oltre ad uno spagnolo troviamo un inglese e un'italiano al basso: Aris.

Contatti: llord.bandcamp.com - feretrorecords.com

"LLORD" TRACKLIST: Iron Pescatore, Ordell, Verro.


venerdì 15 marzo 2013

Recensione: DECLINE OF SOCIETY "Decade"
CD 2013 - autoprodotto




Gli sloveni DECLINE OF SOCIETY propongono un sound old oriented, death metal nella sua accezione più incontaminata e pura, contraddistinto da una marcia piuttosto lenta, opprimente. Il loro marchio non si eleva mai oltre la media, concedendo così poche emozioni rilevanti, anche se, bisogna dire che l'approccio dei nostri non è proprio da scartare. In giro c'è di peggio. L'album presenta dei riff poco incisivi e purtroppo questo limite porta velocemente alla noia. Non ci sono momenti da ricordare, non c'è una singola parte che mi faccia esaltare. Questa è la mia verità. I Decline of Society saranno pure motivati a portare avanti tale stile, però a me non resta che passare oltre.

Contatti: facebook.com/DeclineOfSociety

"DECADE" TRACKLIST: Await the Colossus, Execution of Your Soul, Sands of Retribution, Generic Space, Customs of Death, Manmade Deiety, Lilith, Thanatophobic, Priest of Hiroshima.


Recensione: ATRIUM CARCERI "Void"
DIGITAL ALBUM 2012 - cryo chamber




Quest'album uscito già da mesi, non poteva mancare all'interno di Son of Flies webzine, e personalmente non volevo farmi scappare l'occasione di ascoltarlo attentamente, metabolizzarlo, quindi, recensirlo. Simon Heath attraverso il suo progetto principale ATRIUM CARCERI continua a scavare nell'abisso dell'inconscio, utilizzando un sound dark ambient ricco di oscure devianze. Il nuovo "Void" è suggestivo, abissale, un richiamo esplicito alla cupa tridimensionalità dell'artista. I suoi suoni scuri catturano la realtà per smembrarla dall'interno, perciò, in questo senso letterale si può certamente parlare di un'aggressione. Lui, violenta lo spazio, facendo cadere a pezzi gli aspetti sottostanti, ricomponendoli poi a proprio piacimento. Simon ci mostra un immaginario complesso, teso e delirante, la ragione non è certamente quella di una ricerca del bello, ma semplicemente questa: la realtà di un mondo che si sgretola sulle rovine dell'esistenza. Atrium Carceri trova sempre la spinta per tirar fuori del materiale di altissima qualità. Fondamentale! Disponibile solo in digitale.

Contatti: cryochamber.bandcamp.com/album/void

"VOID" TRACKLIST: Dear Diary, Humanity's Cradle, A Curved Blade, Reselected, Victorian Meltdown, Passage, Endless Deep, Debt, Trembling, Slower, Ancient Past, Reap.


giovedì 14 marzo 2013

Recensione: ELDAR "The Secret Golden Flower"
CD 2012 - old europa cafe




L'affascinante personalità compositiva è un aspetto fondamentale nella musica degli spagnoli ELDAR. "The Secret Golden Flower" porta molte novità per il duo, la prima su tutte, il passaggio dalla svedese Cold Meat Industry all'italiana Old Europa Cafe. Questo è un album bellissimo, dall'inizio alla fine. Le nuove song ambiscono a qualcosa di più grande, avendo il privilegio di possedere un'aspetto unico, tenebroso. I diversi motivi dell'album percorrono un sentiero tortuoso che all'improvviso si moltiplica, come in un sogno, si dirama per stordire l'orientamento dell'ascoltatore. Le immagini sembrano fuggenti come inseguite da bestie invisibili. Gli Eldar creano arte, quella con la "A" maiuscola, una fusione geniale tra figurativo e astratto, soprattutto se si considerano i tanti elementi racchiusi nelle dieci canzoni. Raffinati ed eleganti nel neoclassicismo, inquietanti e oscuri nelle strutture ambientali. "The Secret Golden Flower" testimonia un marcato estetismo decadente che non gli può essere sottratto. Veramente impressionanti. Da avere!

Contatti: eldarband.com - oldeuropacafe.com

"THE SECRET GOLDEN FLOWER" TRACKLIST: Death, Mother, God, Animus, Shadow, Anima, Maná, Trickster, Self, Maschera, De Ignibus Caelestibus (With Scumearth).


Recensione: SABLED SUN "2145"
CD 2012 - old europa cafe




Lo svedese Simon Heath (mente del progetto dark ambient Atrium Carceri) torna a tormentare la nostra psiche con la nuova entità SABLED SUN. In essa l'espressione evocativa diventa ancora più diretta, precisamente penetrante. Simon trasforma i suoi mondi immaginari in trappole decadenti e misteriose, dove non esiste traccia di vita. A questo punto lui spinge la sua creatività verso livelli avanzati, senza esitare su qualsiasi intenzione. Ogni suono, rumore, strumento utilizzato dal compositore serve ad avvicinare l'ascoltatore verso l'Armageddon. Ogni dettaglio, qui, ha certamente una fonte e una propria ragione. Perciò, quando l'uomo ha bisogno di immergersi nell'oscurità terrena, la sua anima diventa inferma e spesso irrimediabilmente malata. La fine bisogna viverla come il più intenso dei godimenti negli istanti. Quella di Simon Heath è un'estrema ispirazione angosciosa, una terrificante consapevolezza.
"2145" risuona in un'atmosfera post-apocalittica! Da non perdere.

Contatti: facebook.com/pages/Sabled-Sun/289160871170298

"2145" TRACKLIST: Intro, This is where the World Ends, Abandoned, Retina, Singularity, The Hideout, Signals, Silo, Date Expired, Shattered, The Facility, The Ancient, A New Sun, Acid Rain, Transmission-Outro.


mercoledì 13 marzo 2013

Recensione: KAGRENAK "Part One"
CD 2013 - autoprodotto




I fantasmi dei russi KAGRENAK si impossessano velocemente dell'ambiente circostante e nel momento in cui schiaccio play sul lettore, loro sono già qui aggrappati alle mie braccia, impedendomi una via di fuga. Mi trovo in una condizione disarmata, privo di qualunque riparo. Lo strazio di "Part One" non perde mai la sua traumatica evidenza, si muove contro ogni schema convenzionale, ed è così che diventa arma per sfregare come una penosa tortura. I Kagrenak trasformano lo stadio espressivo del doom, dark ambient portandolo oltre il paradosso. L'album ordina un ritmo di sequenza lentissimo, formulando oggettive visioni apocalittiche, a tratti davvero ostiche. Forse l'eccessiva ripetitività potrebbe disturbare molti di voi, ma come si può immaginare, dinanzi a tali incubi sonori bisogna predisporsi in un certo modo. Solo così gusterete l'intera pietanza. A voi la scelta.

Contatti: kagrenak.bandcamp.com

"PART ONE" TRACKLIST: The Onset of Spring, Echoes of the Part, Untitled, Despair, Nostalgia.